Archivio per settembre, 2009

Pubblicato: 27 settembre 2009 in ex-periment, romanzo

Il risveglio è una di quelle cose più misteriose, ci lascia sempre così ad occhi aperti, con uno sguardo corrucciato sulla fronte, ci chiediamo sempre dove siamo, cosa sono le cose che abbiamo attorno e da quale sogno siamo tornati.

E’ tutto reale ciò che mi circonda, oppure è il proseguio del sogno che stavo facendo?
Un incubo.

Mi alzo e lentamente mi avvicino alla finestra dalla quale si diramano raggi di luce a colpirmi la fronte nuda come il resto del corpo, vengo abbagliato e mi giro un attimo. Lei è ancora lì che dorme beata, come una piccola sirena, una principessa morta dalla pelle bianchissima, i capelli che le nascondono parte della schiena.

Parto. Partorire dopo aver fatto l’amore, oppure partire. Sono queste le due decisioni da prendere dopo essere stati con una donna. Partire o partorire.
Partorire un’idea di percorre un percorso di vita insieme.
Partire e lasciarla via lì, buttata come uno straccio dopo averla usata. Ma non si usano le persone vero? Abbiamo fatto entrambi ciò che più di egoistico ci interessava e cioè raggiungere il nostro proprio orgasmo. Abbiamo adempiuto al nostro compito su questa Terra, eiaculazione e probabile ovulazione.

Ho dovuto fare entrambe le cose. Partire e partorire. Non potevo restare ma neanche lasciarla senza un progetto  (ammesso che quel mio primo getto…).

Così andai via partorendo, osservando  quell’isola misteriosa delle sirene a perdifiato attraverso l’oblò di uno dei primi aerei di quella storia.

Ed ognuno di noi ha una grande storia da raccontare. Ognuno  di noi ne ha una da dimenticare.

Pubblicato: 25 settembre 2009 in Uncategorized

La pioggia scendeva leggera sfiorando appena i marciapiedi e scivolando lenta sulle strade in discesa, noi ci coprivamo con i nostri sguardi e ci aiutavamo con i nostri sorrisi mentre camminando e baciandoci ad ogni angolo evitavamo di saltarci addosso per non esplodere in un luogo affollato creando vittime del nostro cuore minato che non c’entravano nulla. Eravamo terroristi. Non dovevamo stare insieme, non dovevamo camminare mano nella mano fino in quel luogo che ci avrebbe legato con delle strettissime e dolorose corde per il resto delle nostre vite. Vite. Corde. Si potrebbe il tutto paragonare ad un suicidio fatto impiccandosi, legarsi con qualcuno in questo modo è deprivazione della propria libertà personale, è rinchiudersi in una gabbia a due, ammanettarsi le mani e bendarsi gli occhi. Già, l’amore è cieco e ti fa sbattere sul primo muro, oppure meglio, ti fa sbattere sul primo letto che capita, e ti fa morire.
Il cancelletto rosso era chiuso e lei nervosa no riusciva ad aprirlo, all’uomo, tranquillo e sicuro di sé bastò sfiorare il catenaccio e come per magia il cancelletto si aprì. Quell’uomo ero io. Sì perché quel giorno nel bene e nel male, come nel paradiso perduto, ero un vero uomo e lei una vera donna. L’amore ci lascia e ci rende liberi solo il primo giorno che ci incontriamo. Tutti gli altri che seguono sono prigionia e maledizione, incastri, torture emotive. Più è profondo quell’amore che senti di voler provare maggiore saranno le tue sofferenze, più difficile sarà coltivare il rapporto, e da quel coltivare difficilmente nasceranno buoni frutti, bei bambini.
Ci recammo nella camera da letto, un po’ buia, con qualche timido raggio di sole che violentava le persiane dopo la pioggia. Ed eccola. Lei già si mise pronta.

“E adesso? Non credo di poter resistere ancora…”, disse lei.
Tutto troppo facile. Eravamo come animali in calore ormai, ci stavamo sciogliendo, il sudore ricco di ormoni si emanava nell’aria della stanza, ne eravamo pregni, bagnati fin nel midollo dopo tutta quella lunghissima attesa. C’era una voglia danzante.
La sua lingua che si lecca le labbra rosse. Flash.
I suoi occhi che si socchiudono a malapena, le pupille che si dilatano. Le sue mani che si allungano verso i miei fianchi per prendermi.
Io che prendo lei, l’abbraccio da dietro baciandole il collo, sentendo la sua carne, il suo sedere che si sfiora come quello di una cerbiatta sul mio membro già durissimo, s’inarca piano… il delitto sta per essere compiuto e ripetuto più volte durante la giornata. Lì, si comincia su un divano, si finisce poi nel letto…

Tumblr Image Viewer : alkemilk

Pubblicato: 22 settembre 2009 in Uncategorized

La mia galleria di immagini.

Alkemilk

Pubblicato: 20 settembre 2009 in Uncategorized

Il triste giorno dell’indipendenza, piccola, è arrivato. Raccogli le valigie che hai seminato per la stanza. Chiudile come i fiori in autunno, lasciale appese alle tue braccia, come maniglie, concedimi l’altra tua mano, andiamo via insieme da questa casa assoldata. Sì. Assoldata da una marea di eserciti che ci sparano addosso, dietro queste nostre mura, sui nostri sporchi letti. Un letamaio.
Dobbiamo prendere il treno prima che ci sgusci dalle mani. Dobbiamo afferrarlo con quella nostra unica mano libera. Liberi, capisci? Io e te, io e la mia anima.
Come un’ombra viene via con me. Si accompagna con la luce del sole che mi ferisce, proiettandola sulla terra che calpesto come la mia ombra.
Flash.


La copertina del prossimo album degli Editors:

Le nuove tracce saranno:

  1. “In This Light and On This Evening” – 5.02
  2. “Bricks and Mortar” – 4.35
  3. “Papillon” – 3.55
  4. “You Don’t Know Love” – 3.49
  5. “The Big Exit” – 3.25
  6. “The Boxer” – 4.15
  7. “Like Treasure” – 5.20
  8. “Eat Raw Meat = Blood Drool” – 3.59
  9. “Walk the Fleet Road” – 4.40

CD2 (Deluxe Edition) &  iTunes pre-order bonus tracks

  1. “This House Is Full of Noise” – 3.00
  2. “I Want a Forest” – 2.59
  3. “My Life As a Ghost” – 4.25
  4. “Human” – 3.02
  5. “For the Money” – 2.53

In uscita per ottobre, il primo singolo sarà Papillon.
L’intero album a differenza dei precedenti avrà delle sonorità elettro-pop.

Perseo

Pubblicato: 13 settembre 2009 in Diario di viaggio, ex-periment, lettera o testamento

Dove mi sono messo? E’ qualche tempo che non riesco più a ritrovarmi. Dove sono finito, oppure sono finito? E’ tutta finita? Forse qualcuno mi avrà visto dentro qualche cassetto. Mi sono perso. Gioco a nascondino adombrando la mia coscienza vitale nel mondo. Dietro il muro, sì, prova a cercare dietro il muro. Ci sto attaccato al muro, appiccicato con le spalle, sono una mosca. A volte mi volatilizzo, a volte volo, a volte mi volto e basta, per darmi la mia schiena. Schiena che vorrei piena di baci, perché sono quelli che dono alle ragazze che non contraccambiano mai. Sono dietro di te, mi sono perso e quindi t’inseguo, cerco di riprendermi, di ritrovarmi addentrandomi in te. Ma è proprio lì che più mi perdo. Dove hai messo la testa? Per chi l’hai persa. Ne sei proprio convinto? Di certo, quello che so adesso, è che sono stato vinto, senza lottare, abbattuto senza combattere, steso senza elevarmi.
Adesso l’hanno chiamato. Hanno chiamato l’ascensore. Elevator.

Perso di vista ti ritrovai nelle borse delle tue occhiaie.

Fanghi

Pubblicato: 5 settembre 2009 in Diario di viaggio

Ti butterò via come fango dalla finestra, hai infangato la mia anima con gli stracci delle tue parole.

Chiudi quella sporca bocca, quella dannata fogna.

Sono ratti che corrono via dalla tua gola.

Dov’è il miele che era sulle tue labbra, sui tuoi campi profumati, sui cieli inarcati delle tue ciglia?

Quel mare pulito della tua fronte liscia da navigare con la mia mano?

Tempi

Pubblicato: 5 settembre 2009 in Diario di viaggio
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Dicevano che non bisogna contare i giorni che passano, che non bisogna sapere in che giorno stiamo vivendo, che le stagioni non contano, che i mesi non hanno importanza. E invece credo che bisogna saper riconoscere ogni ora della propria vita e darle un nome e un significato preciso. Ogni attimo che sia importante o meno, diventa qualcosa che ci tocca nel profondo se gli diamo un nome. Un nostro significato simbolico.

Distanze

Pubblicato: 5 settembre 2009 in Diario di viaggio
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La distanza sarà la mia eterna condanna. Da me non posso fuggire, ma in te potevo rinchiudermi. Perché tu sei stata davvero il mio manicomio. Noi siamo pazzi quando ci amiamo. Completamente fuori come le stelle.