Archivi Categorie: lettera o testamento

Dove mi sono messo? E’ qualche tempo che non riesco più a ritrovarmi. Dove sono finito, oppure sono finito? E’ tutta finita? Forse qualcuno mi avrà visto dentro qualche cassetto. Mi sono perso. Gioco a nascondino adombrando la mia coscienza vitale nel mondo. Dietro il muro, sì, prova a cercare dietro il muro. Ci sto attaccato al muro, appiccicato con le spalle, sono una mosca. A volte mi volatilizzo, a volte volo, a volte mi volto e basta, per darmi la mia schiena. Schiena che vorrei piena di baci, perché sono quelli che dono alle ragazze che non contraccambiano mai. Sono dietro di te, mi sono perso e quindi t’inseguo, cerco di riprendermi, di ritrovarmi addentrandomi in te. Ma è proprio lì che più mi perdo. Dove hai messo la testa? Per chi l’hai persa. Ne sei proprio convinto? Di certo, quello che so adesso, è che sono stato vinto, senza lottare, abbattuto senza combattere, steso senza elevarmi.
Adesso l’hanno chiamato. Hanno chiamato l’ascensore. Elevator.

Perso di vista ti ritrovai nelle borse delle tue occhiaie.

Quando una coppia ha compiuto il suo ciclo vitale non serve più a nulla.
Perche tenerla in vita per forza?
Nella nostra cultura si confonde l’attaccamento con l’amore. Ma l’attaccamento è una forma di dipendenza che non ci consente di evolvere come individui e di vivere la nostra essenza piu profonda.
Su tutto vince la paura di perdere l’altro, e in virtù di questa sindrome di abbandono si compiono le azioni più assurde e meno adatte a noi. Questo atteggiamento uccide il rispetto che l’altro ha di noi.
Si diventa scontati, mai nuovi, chiusi in una passività che ci rende stagnanti.
L’altro è solo un compagno di viaggio.
Non è noi. Nessuno è tenuto a incarnare alla perfezione la nostra idea di amore perfetto.
Quando si vedono coppie plasmate l’uno sull’altro auto-escludendosi come individui a sè stanti viene la pelle d’oca.

Ti avrei voluta davvero mandare al diavolo e quindi farti venire da me, ma nel tuo sfuggirmi, povera anima, hai dimenticato i coperchi e non hai fatto le pentole, neanche sei capace di stare in cucina, a far bollire i calderoni e a spegnere gli ardenti spiriti, non fai altro che accendermi e farmi venire un diavolo per capello, nonostante io ti possegga e tu sia la mia posseduta c’è qualcosa che ci esorcizza, forse quella benedetta acqua santa che spruzzano su di noi ogni tanto da lassù nell’alto dei cieli e i nostri fuochi pericolosi si spengono ogni tanto e si ritraggono nel mare, nonostante quest’estate dai campi bruciati, mia cara anima maledetta , non riusciamo mai a venirci incontro e scontrarci le corna per incatenarci in una lussuriosa stanza dei peccati. Non lasciamoci prendere dall’ira di dio, facciamoci prendere da tutte le passioni contaminate di peccato, passeggiamo insieme per la dritta via che è smarrita, andiamo ad infuocarci sotto i raggi del sole, sulle spiagge affollate di anime dannate, di altri poveri diavoli come noi, affoghiamo negli abissi del mare simili al mio regno, cantami come incanta l’urlo malefico delle sirene sulle isole sperdute, stordiscimi le orecchie con le tue lagne, amore d’un diavolo mio, sei la mia eterna sofferenza, mi strazi con i tuoi piagnistei e i tuoi lamenti, quest’inferno non ti piace proprio, eppure è questa la nostra vita che abbiamo scelto insieme, e adesso, adesso mi hai messo anche le corna, io, il tuo povero diavolo, adesso sai che questa è la reale delle più reali realtà, questo mondo è un inferno, non ci resta che tenerci compagnia in eterno, con i nostri danni, i nostri dannati anni a seguire. E pensavi che tutto fosse stato un paradiso quel giorno che ci crocifissero insieme e ci buttarono dal cielo. Ebbene, sì, noi due angeli caduti, come Eva e Adamo, adesso dobbiamo continuare a preservare questo frutto amaro che decidemmo di cogliere, e oltre quello, dannata anima mia, dobbiamo anche far conti con le banane e le loro bucce dove spesso scivoliamo, non ci resta che scendere a patti… con me, col diavolo.

Io sono il tuo povero Diavolo e adesso che ti ho posseduto ti potrò bramare per sempre mia, mi hai dato la tua anima e adesso regni nel mio inferno, il tuo cuore posso stringere nelle mie mani e anche se per una notte di fuoco mi mettesti le corna, ci sono solo io adesso dentro di te, sei posseduta ed io ti posseggo, nessuno potrà esorcizzare questo amore, sei il mio angelo caduto che s’inginocchia al suo padrone, tu mia schiava e devota che hai tradito l’altissimo per scendere da me, qui nel mio basso, t’inginocchi al mio ventre e alla mia completa volontà. Io sono il tuo povero Diavolo e mi hai venduto la tua anima peccatrice, adesso viviamo il nostro inferno e scontiamo le pene in questo fuoco ardente che ci divora.
Adesso sei mia, sei solo completamente mia, hai perso per sempre il paradiso celeste per aver accettato il mio odio e il mio amore, perché io t’amo e t’odio, sono la tua bestia preferita e proprio a letto io divento la tua belva favorita. Io adesso ti posseggo, hai preferito farti possedere piuttosto che amare, adesso la tua anima è solo mia. Sei il mio amore infernale, non puoi più fuggire via dal mio caotico reame. Anima mia, io il tuo Satana, il tuo assatanato.

Un estate depressa con l’alta pressione che mi preme da lassù nel cielo, il sole costante che mi preme sulla fronte arrossata. Le strade che bruciano assetate di una pioggia che non arriva mai mentre le ombre si stagliano e intagliano lungo le linee dei campi, strane creature costruite dai rami degli alberi le ombre.

Mi adombro sotto i platani, mi ricopro, mi distendo e mi addormento. Le mie idee vagano come mine inesplose in questa estate depressa. Ma c’è alta pressione dicono là dentro ascoltando la TV. Sta toccando a me, sta toccando me.

Il tuo leggero ricordo, il tuo pensiero mi sfiora senza colpirmi, mi lascia una cicatrice.
Dicono che le cicatrici siano gli autografi fatti da Dio sulla nostra pelle, ci segnano come codici a barre, ci segnano l’anima e poi passeremo alla cassa quando moriremo. Sarai per me terra e pace. Dopo questa lunga lunga estate.

Già finita.

Avrei voluto scriverti una lettera d’addio, anzi meglio, una lettera da Dio, perché tu, mia piccola creatura, sei stata docile e franca ma hai superato ogni limite, ed io dunque devo multarti, mi hai detto troppi “no”, “non posso”, “non è possibile”. Inutile io a dirti da Dio, che tutto è possibile, tu mia piccola creatura hai continuato con le tue diavolerie a ripetermi che sei impossibile, io come un padre non eterno devo abbandonarti, abbondonarti alla deriva dei flussi del vento, perché non hai creduto alle mie parole e mi hai tradito con le tue bugie. Non sei mai stata onnipresente, io ho sempre cercato di farlo, figlia mia, bambina, io sono stato come un padre per te, tu mi hai ripudiato continuando a dire che le cose sono impossibili. Te lo dissi al principio, tutto, ma proprio tutto è possibile, avremmo potuto dominare i nostri pascoli e i nostri fiori, i nostri girasole, le nostre rose, la dimora divelta dai tempi. Tu non hai avuto fede in me. Ed è per questo che io devo abbandonarti, lasciarti alla tua sofferenza, ti manderò al diavolo, sì, devo spedirti proprio all’inferno amore mio. Il tuo piccolo Dio minore.

Ho sognato la rasentazione dei limiti estremi, il tripudio oltre l’esultanza, le trombe che mi acclamavano oltre il pulpito, gli applausi ad una mano che partivano da oltre il palco delle messe in scena.

Ho sognato le trombe di falloppio, la corte e l’avvocato del diavolo, il cuore in gola che non si sputava via fuori, l’oltremodo dell’oltretomba, gli Stati Uniti della Lega Nord, l’Italia Libera, Berlusconi alto e intelligente, ho sognato il rifiuto dei rifiuti senza annaspare ulteriormente, ho sognato l’aria Serena e le sue amiche, ho sognato l’aria Mite, il pulviscolo degli Dei, l’aspirapolvere degli angeli.

Ho sognato le pubenda leggendarie di Maroni, le imprese colossali di un Titano che giocava in borsa, ho sognato scippatori di blue-chips e azioni, ho sognato sniffatori di nani da giardino, innaffiatori di misericordie, bacia-mano di principesse addormentate, mani morte, ammortizzatori sociali, sommozzatori affogati, strozzini strozzati, famosi mafiosi infamati.

Ho sognato il filo conduttore delle idee a scapito, ho sognato le idee degli altri, le dee degli altri dei, le deambulanze con la sirena accesa lungo la dorsale del perso equilibrio sulla fune, ho sognato il cappio e gli accalappia cani, il lazzo e il lazzaretto dei cowboy estinti, ho sognato i miei cari e i miei meno cari prezzi, io ho sognato tutto questo.

Io ho un sogno. E il mio sogno è un sogno allucinato, fuori dalla portata dei primi e dei secondi piatti, fuori da ogni portata, oltre l’ancora, laddove osano i sognatori e coloro che frequentano le corride, i sogna tori. Io ho sognato di aver messo a segno un punto. Io punto.

E adesso vorrei che questa pagina tornasse bianca per poterci scrivere di aver di nuovo sognato.

Punto.

Le relazioni pericolose sono le relazioni a distanza. Ma in realtà se poi vai a vedere più da vicino le relazioni più pericolose sono quelle tra stanza e stanza, o ancora peggio quelle tra stazza e stazza, due coppie obese spendono sicuramente il doppio di due coppie magre, tra una coppia tra stanza e stanza c’è un corridoio che fa la differenza, e in fondo a quel corridoio ci potrebbe essere il bambino di Shining, quindi una relazione pericolosa, o come direbbe qualcuno di Roma una storia da paura! Alla fine c’è anche la storia in una stanza dove soprattutto il cielo fa da padrone. Ma in quella stanza potrebbe esserci un solo singolo individuo. Sì, una relazione porzione singola col cielo in una stanza forse è la migliore da avere, fare l’amore con le stelle la notte ed essere baciati dal sole al mattino appena svegli. Ma dopotutto una relazione a distanza ha i suoi pregi: ognuno sta a casa sua, ognuno si fa da mangiare da solo ed ognuno si cerca il suo miglior amante ideale. Niente male vero? Solo che io sono due anni che non ancora la trovo! Il cielo in una stanza. E poi sì, si danza.

Navighiamo tra le nuvole, noi con le nostre teste di piombo
siamo pesanti, a volte troppo pensanti
con i nostri sogni troppo d’oro
talmente ricchi che potremmo rivenderli a cacciatori di perle
oggi non ho la lucidità di una volta
ho sempre la testa per aria e gli occhi puntati giù
qualcuno pensa sia uno scoppiato
perché qualcosa mina alla mia volontà
qualcosa ha attentato alla mia vita
è che in realtà a volte mi sento un fuoco artificiale
piuttosto che un vago fuoco fatuo.
Mi accendo e poi mi spengo.

Svagato. Eccomi variegato a grandi linee verticali, sono parallelo alla tua pelle, un giocattolo di argilla che s’intaglia sulle tue curve. Incurvato. Sbandare a destra e sinistra, perdendo la testa e quando sono più concentrato i miei occhi guardano dritti i tuoi orizzonti, perché nei tuoi c’è il mio sole errante. Stella del sud. Sudo. Con questo caldo sudo assieme a te, sono belli i rivoli di sudore sui tuoi seni, lungo le colline della tua schiena. Adesso schiuma. Bagnamoci in quella fresca fontana, io il tuo zampillo d’acqua, tu il mio intero mare, la mia foce. La mia voce preferita. Sussurami piano, soffio all’orecchio, ondeggiami, coprimi, scivolami, rendimi placido. Oscillami. Come rami al vento fresco della sera, o sulla scia dell’amaca, persi dietro la bava della lumaca come granellini di polvere di pelle quaggiù. Stella del sud. Riequilibrami, bilanciami, stendimi a terra con una carezza. Dammi la forza tu che sei il forziere, io ti aprirò le porte io che sono la tua chiave. Raccoglimi quando sarà l’attimo, prendimi quando è l’istante giusto, non esitare. Estinguimi quando divampo all’interno di te. Scioglimi come le trecce, i ghiacci, i nodi al pettine, sventrami deliziosamente.  Stella, stella. Preg’ami in ginocchio davanti al membro mio.