Archivi Categorie: psicologia

Hanno tutte un contenzioso aperto con i genitori: col padre freddo e distaccato o, viceversa, possessivo e geloso, con la madre rifiutante, che, casomai, ha sempre privilegiato il figlio maschio, o, viceversa, iperprotettiva e invadente. Hanno tutte un rapporto ambivalente col partner che oscilla sempre tra l’amore e l’odio, ocn una confusione tale che stargli accanto fa soffrire ma separarsene è ncora peggio. Hanno tutte una concezione negativa dell’uomo (tranne quello “giusto”, che dovrebbe cadere da un altro pianeta) e ancor più delle donne (che ritengono civette, infide, egocentriche, se non addirittura vipere).
Alcune donne pur apsirando ad avere una relazione non riescono a trovarla e restano angosciosamente sole. Dato il numero di interazioni possibili tra persone di sesso diverso che caratterizza il nostro mondo, la cosa è sorprendente. Anche loro se ne rendono conto, e difatto, andando in giro, si chiedono esaperate quale misterioso potere abbiano dei cessi per risultare felicemente accoppiate con uomini di bell’aspetto. Naturalmente allora la solitudine non è casuale.

Anni fa ho conosciuto T., una ragazza di 22 anni, che aveva un solo problema. Non poteva uscire di casa da aprile a ottobre e doveva vivere con le finestre chiuse perché era terrorizzata dalle farfalle. Quante persone al mondo, dacché esiste la specie umana, avranno sperimentato questa fobia?

Si trattava di una ragazza giudiziosa, di buona famiglia, che non aveva mai dato problemi ai suoi. Dopo un corso di studi regolare ed eccellente, condotto dall’inizio alla fine in un istituto di suore, si era iscritta alla facoltà di lettere. Avvenente, ma condizionata ad esibire un comportamento serio, non aveva avuto alcuna crisi adolescenziale e riteneva fatue le altre ragazze che non parlavano altro che di flirts e di amorazzi. Non era una ragazza chiusa. Nonostante la dedizione allo studio, frequentava le feste, andava in vacanza col gruppo parrocchiale e coltivava un singolare interesse per la musica rap. Era semplicemente disincarnata: uno stereotipo di brava ragazza stile Wojtila. Profondamente orgogliosa del suo modo di essere, era rimasta turbata, allorché frequentando l’università, i suoi desideri complice la primavera, si erano messi a svolazzare da un ragazzo all’altro. Desideri platonici, ovviamente. La goccia che aveva fatto trabboccare il vaso era stato l’innamoramento, repentino e passionale, per un professore universitario, tra l’altro sposato. Nonostante un tumulto di colpa, non poteva fare a meno di andargli a parlare, arrossendo, nell’ora di ricevimento settimanale. Una volta, di primavera appunto, aveva colto nel suo sguardo una luce, esaltante non meno che terrificante, di interesse. Tornando a casa, con uno stato d’animo oscillante tra una gioia pazzesca e un senso di colpa micidiale, una farfalla era entrata nell’abitacolo della macchina, attivando una crisi di panico e votandola alla clausura.

La farfalla ovviamente, rappresentava la sua seconda natura: l’io antitetico che protestava contro una repressione moralistica che le aveva impedito di prendere coscienza del suo essere desiderante. Da qui la fobia e la clausura per via delle farfalle.