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Quando una coppia ha compiuto il suo ciclo vitale non serve più a nulla.
Perche tenerla in vita per forza?
Nella nostra cultura si confonde l’attaccamento con l’amore. Ma l’attaccamento è una forma di dipendenza che non ci consente di evolvere come individui e di vivere la nostra essenza piu profonda.
Su tutto vince la paura di perdere l’altro, e in virtù di questa sindrome di abbandono si compiono le azioni più assurde e meno adatte a noi. Questo atteggiamento uccide il rispetto che l’altro ha di noi.
Si diventa scontati, mai nuovi, chiusi in una passività che ci rende stagnanti.
L’altro è solo un compagno di viaggio.
Non è noi. Nessuno è tenuto a incarnare alla perfezione la nostra idea di amore perfetto.
Quando si vedono coppie plasmate l’uno sull’altro auto-escludendosi come individui a sè stanti viene la pelle d’oca.

Avrei voluto scriverti una lettera d’addio, anzi meglio, una lettera da Dio, perché tu, mia piccola creatura, sei stata docile e franca ma hai superato ogni limite, ed io dunque devo multarti, mi hai detto troppi “no”, “non posso”, “non è possibile”. Inutile io a dirti da Dio, che tutto è possibile, tu mia piccola creatura hai continuato con le tue diavolerie a ripetermi che sei impossibile, io come un padre non eterno devo abbandonarti, abbondonarti alla deriva dei flussi del vento, perché non hai creduto alle mie parole e mi hai tradito con le tue bugie. Non sei mai stata onnipresente, io ho sempre cercato di farlo, figlia mia, bambina, io sono stato come un padre per te, tu mi hai ripudiato continuando a dire che le cose sono impossibili. Te lo dissi al principio, tutto, ma proprio tutto è possibile, avremmo potuto dominare i nostri pascoli e i nostri fiori, i nostri girasole, le nostre rose, la dimora divelta dai tempi. Tu non hai avuto fede in me. Ed è per questo che io devo abbandonarti, lasciarti alla tua sofferenza, ti manderò al diavolo, sì, devo spedirti proprio all’inferno amore mio. Il tuo piccolo Dio minore.

“Amatevi, ma non tramutate l’amore in un legame. Lasciate piuttosto che sia un mare in movimento tra le sponde opposte delle vostre anime. Colmate a vicenda le vostre coppe, ma non bevete da una sola coppa, scambiatevi il pane, ma non mangiate da un solo pane. Cantate e danzate insieme e insieme siate felici, ma permettete a ciascuno di voi d’essere solo.”

(Kahlil Gibran)

Non legatevi come corde ma scioglietevi come neve al sole, come panna sulla lingua, lasciate sempre che la porta del vostro cuore sia aperta e pronta a cogliere e raccogliere, a mietere e a seminare, a seminare la polizia e a seminare la zia che vi ha colto in fragrante, già, proprio in fragrante compagnia, non dimenticatevi dell’amicizia che vi circonda ma voi fatevi spazio tra di essa per crearvi la vostra unica strada, non dimenticate i parenti, i genitori e le gemelle Kessler, accendete una candelina per ognuna di loro, prendete un fucile per ogni Raffaella Carrà che incontrate. Non cercate di incontrare la Incontrada che lei è già un po’ Vanessa e vaneggia pure. Mangiate il giusto e non ingoiate il rospo per poi sputare lo sbagliato, non aggiungete zucchero al caffé nonostante la vita possa sembrare già troppo amara, non bevete l’amaro, ma fate grossi sorsi d’amore e sorrisi felici. Fate bambini se potete ma senza moltiplicarvi, basta fare la somma di uno più uno, non compratevi troppi regali che se l’euro è alle stelle noi siamo rimasti alle stalle. E se pensate che stia arrivando un nuovo anno vi sbagliate, questo sarà più vecchio di prima, pensateci bene, avrete un anno in più, quindi decidetevi di vivere meglio, possiamo farcela tutti insieme, lasciamo l’Italia e andiamo sulle isole (ogni riferimento è puramente casuale), non baciate le mani, non baciate le guance, i baci si danno direttamente in bocca, soprattutto non imitate il Papa, mai baciare per terra, baciate verso il cielo, le stelle, la luna, e tutti gli altri astri. Buon anno, buon Natale, buona vita.

Nel suo lungo pensiero dentro è come specchiarsi in maniera distorta e confusa, come se fosse l’esatta altra faccia della medaglia, io sono il bracciale, lei la mia collana, una collana di espressioni splendenti, come il suo sorriso celato, i suoi occhi spalancati. Tutto così immensamente nascosto, ed è il tesoro che abbiamo dentro ognuno di noi, tutto insabbiato, dentro di noi, chiuso con un lucchetto. E’ magnifico quando qualcuno riesce a rompere il silenzio di quel lucchetto e a scoprire il tesoro. No, se si trova un tesoro non si trova un amico, si trova un amore. Rompimi la corazza che mi sono innalzato a creare attorno a me, rompimi, scavami dentro, scovami, raccogli quel prezioso oggetto. Ci sono persone che devono farsi violentare la ragione per riuscire ad amare. Per avvicinare le nostre anime dobbiamo sfiorarci piano, toccarci con il corpo, per sentirci vicini con i cuori abbiamo bisogno di toccare, toccare il fondo, il profondo, ed è stupendo toccare il fondo, quando questo fondo è l’interiorità di un’altra persona. Abbiamo bisogno di toccarci.