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Torna alla luce dopo un viaggio nel buio, torna qui e ora accarezzato dalle onde che si rincorrono nell’aria, gli sberleffi che girano, gli spifferi che parlano di te o che peggio ti ammazzano più del freddo sono scomparsi. Seduto di fronte ad un’atmosfera cristallina con la paura di fracassare il tutto con un dito e di sentire vetri frantumati, idee svanite, pensieri sfumati. Il pericolo di spifferare tutto al diavolo, infischiandosene del rischio di divampare altre fiamme in quell’inferno di pettegolezzi. Vanamente cerca, trangugiando tazze di caffé di percepire un piccolo lampo di genio che si aprisse al varco di una scoperta zip che creasse scandalo. Una mano sulla patta dei pantaloni per controllare che l’eredità genetica fosse ancora intatta (per chi poi) un’occhio buttato fuori dalla finestra (poi chiederò al mio cane di riportarmelo) e l’altro verso un foglio vuoto. Decisamente strabico iniziò la giornata da quel punto dove aveva smesso. Ma dove era andato via, giorni prima?

Si affaccia ad un nuovo giorno e cerca di non cadere, dopo esser venuto alla luce trascorsa una notte molto buia. Rinato come cavallo, incrinato nitrisce, inclinato alla luce obliqua che si getta su un campo di grano, monta, smonta e si mette in moto senza la possibiltà più di uscirne. Smodato non segue la moda perché non è spia di stilisti, perlopiù si fa inseguire da ciò che detta legge e poi lo mette per iscritto ad un partito qualunque. Queste le regole del giogo, un giogo a cui mi piace partecipare per soffrirne molto, sono i frustini della realtà che ci disegna così. Godiamone tutti venendo alla luce dopo una lunga notte buia.

Siamo giunti alla corte dell’ombra signora mia della luce, oltre quel buio che si riflette sul nostro terreno c’è il trono dove potrà sedersi e accomodarsi mio prediletto splendore, si accenda di tutte le sue grazie, lei conosce mia luce che una volta uccisa l’ombra che ci ammanta riusciremo a squarciare i cieli annebbiati e a sorvolare i monti che ci hanno tenuti separati durante questi lunghi anni, potremo di nuovo camminare a piedi nudi lungo i deserti infiniti che ci scaldano e ci rincuorano, apriamoci il varco lungo questo orizzonte.

Erano le sette e trenta del mattino quando mi risvegliai, un raggio di sole già filtrava attraverso la finestra uccidendo piano le ombre della notte. I miei occhi che racchiudevano ancora i sogni si aprirono lentamente e con le mani intorpidite mi toccai la fronte gelata di sudore. Gelata di sudore. Strano che il sudore possa gelare ma quando le stelle alle tre dopo mezzanotte ti giocano brutti scherzi la mente confonde da ciò che è incubo a ciò che non lo è. Davvero una ragazza dai capelli lunghi, lisci e neri avrebbe tolto il cuore dal mio petto e la luce dai miei occhi? Sarà per questo che adesso anch’io preferisco le bionde, ma devono conservare i loro occhi neri perché al di sotto delle loro frange dorate ci si possa perdere all’infinito come in un immenso buco nero.

Ecco la signora della luce. Accendimi dove il cuore ha smesso di battere, dove gli occhi hanno smesso di vedere, dove i rivoli delle lacrime si sono fermate, falle scorrere di nuovo perché è tra quei fiumi che voglio di nuovo piangere.