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Scioglimi, liberami.

Librami, leggimi, volami sopra.

Sorvola il mio corpo sfiorandomi con le ali.

Sfogliami, volta pagina, leccandomi l’angolo inferiore,

risali con le dita al capoverso

rileggimi bene

baciami tra le pagine di pelle che ti offro

soffiami tra le lettere, entrami più dentro,

cogli il mio senso nascosto, affondaci il naso,

odora la mia carta, di seta, patinata

il mio libro di pelle è stato scritto per i tuoi occhi

investigami, trova il colpevole e frustalo

assaggiami tra i numerosi delitti

ma se puoi, una volta giunto alla parola “FINE”,

ripiegami, e ricomincia a leggermi daccapo.


Mercurio. La mia è pelle è come il mercurio. Resiste ai proiettili d’argento e a quelli di legno.

Mercurio. La mia corazza è come il mercurio liquido. Sale la temperatura e la febbre quando ti incontro e più sei vicina e più rischio di scompormi in mille piccole sfere che rotolano dappertutto. Lungo la tua schiena. La mia bocca è come mercurio.
Argento. Ho l’argento vivo addosso ed ho buttato via la vecchia pelle morta. Adesso risplendo e rifletto come uno specchio d’acqua in un bosco leggermente ingrigito. Rifletto me stesso come uno specchio. Sono argento.

Porpora. Tu sei il rosa, colore che s’abbina al mio grigio splendore. Io forte come un marmo e un marmocchio, tu bella come una santa e maledetta come un malocchio.

Oro. Quando cala la notte noi due insieme siamo oro che cola, come il sole che cala. Ci caliamo su di noi lungo le lenzuola di vivida pelle. E diventa platino la mia bocca sulla tua.

Siamo due gioielli. Chissà quanto ci pagherebbero. Non abbiamo più nessun valore, adesso siamo ai saldi, li scontiamo con le carezze.

Scontiamo la nostra e le nostre pene. In qualche modo valiamo, valiamo qualcosa. A volte siamo carta straccia, soldi buttati. Ma tutti ci vorrebbero vedere raccolti, abbracciati, stesi insieme ad asciugare. Abiti sgualciti, luccicanti al sole del mattino. Domani.

Sei il mio fior di quattrino.

Amore subliminale

Pubblicato: 27 luglio 2010 in Racconti, romanzo
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Appresi dunque che la vita era una mano tesa che tiene la tua impedendoti di cadere nel baratro dei ricordi, in quel buco scavato da noi stessi per tanti anni dopo aver raggiunto il fondo fangoso e limaccioso dove si riflettevano da lontanissime ancora le stelle che vi producevano ciò nonostante un barlume impossibile da estinguere. Appresi che comunque la vita risiede nella luce di cui facciamo parte e che come insetti impazziti e sperduti nella notte cerchiamo e vi andiamo a sbattere con la testa contro ogni fonte di esse che troviamo. C’è chi la luce la cerca in alto e c’è chi, per dolore o per eccessiva profondità la vuole trovare negli abissi oscuri della propria mente. Ma la propria mente, è proprio essa che ci mente e nessuno sa o saprà mai davvero cos’è una verità. E’ meglio non conoscerla e lasciarsi andare alla corsa sfrenata sulle autostrade senza blocchi del flusso in cui siamo stati immessi con incidenti, incontri e scontri, osservando con uno sguardo calmo e rasserenato il lontano orizzonte che ci si staglia sempre davanti, ben sapendo che il suo fascino sta proprio nel fatto di non poterlo mai raggiungere realmente come meta fisica, ma bensì, come metafisica del nostro ben sperare. Sparire all’orizzonte avviene solo quando decidiamo di non guardarlo più, di non assistere allo spettacolo della luce che cala il nostro sipario o come la mattina lo rialza e ci rende vivi.

Era una mano fatta di luce, era pelle vera che rifletteva il sole, ma era candida come la neve. Tutto questo a dirmi che nulla vi è di ben preciso e destinato nella vita ma che tutto può travolgersi da un momento all’altro tramite un semplice gesto. Quella mano che si posò sulla mia fronte mi fece tornare in vita e non ci fu bisogno di nessun miracolo.

Mani. Dita. Il mio polso che ricominciò a battere come le ali di una farfalla e là dove un cuore batte dall’altra parte dell’universo può esserci una musica che allo stesso tempo ci chiama allo stesso ritmo per continuare a danzare.

E’ un amore subliminale. C’è in me, non lo sento ma agisce ogni secondo. E’ l’amore per quella pelle che mi ha salvato la pelle. Siamo fatti della stessa carne. [...]