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In questa dannata nostalgia
gli specchi rotti come lacrime
speziati per terra come erbe
raccogliendo ricordi là dietro
nel tempo dove correvo
e che dal tuo sorriso bevevo
alla tua pelle mi aggrappavo
scivolando in nostalgia
come un pianoforte sfiorato piano
mobile che suona in quella lontana
e vaga camera dei ricordi
camera che riprende gli attimi svogliati
come aprendo un palmo li raccogliessi
e poi a pugno chiuso te li dedicassi
tutti quei dannati momenti crollatici via
come piccole gocce che giacciono via
come piume che sfiorano carezze laggiù.

Io, te, e adesso anche la follia.

Quando l’ego gioca col Lego, costruisce mattoncini immaginari, castelli in aria frantumati da un piccolo uccellino viaggiatore, se più grande senti di essere dentro più piccolo diverrai agli occhi di chi ti guarda vicino, sei una miniatura ingigantita, la forza, la follia stretta tra le dita, impugna l’arco e scocca le ore, voleranno via come frecce in questo orologio disperso nel mare, galleggiando sulle onde come un tempo dimenticato, quale sia la ragione essa va via, si distacca lontana all’orizzonte, tramonta la ragione, sorge l’idiozia come una luna che sogghigna dietro a un monte.

E se tu volessi andare via, dico amore mio, tu volessi andare via, lascia scuoterci in questa balia, tutto affoga, tutto ha foga di bagnarsi, in acque salate che ci brillano la pelle, al sole, alle stelle.

Buttami via, io non ho necessità di questo infiammare, non sono un cerino, se voglio mi accendo sempre, buttami via, ma non smetterò di luccicare, non sono un anellino da portare alle dita, non sono un agnellino, sono cerbiatto e volpe, leone e tigre tra le foreste di questa enorme vita e posso andare via fiero, lontano lassu’ come un’aquila inferocita.

Non sei tutta curve,
eppure giro.

Mi giro a guardarti e a stupirmi di quanto sei bella.
Girano le tue mani su di me, che sono ristoro. Ed oro.
Giro e non mi annoio, perché ogni corsa è un nuovo regalo.
Che mi fai tutti i giorni.

Non sei un gioco per me.
Eppure mi diverto.

Mi diverto a tenerti per mano mentre mi fai da cicerone.
Mi diverto a tenerti stretta e dirti che m’innamoro.
Mi diverto a temerti, mentre mi bendi con una cravatta che ti hanno lasciato.
Che mi fai di notte?

Non sei una corsa ad ostacoli,
eppure ti salto.

Ti salto addosso,
ti salto addosso,
e, lo diresti mai, ti salto addosso.
Che ti farei sempre!

Non sei un premio in palio,
eppure corro.

Corro per essere il migliore di tutti quelli che hai conosciuto,
corro perché altri potrebbero raggiungermi e volerti e averti no, io corro,
corro perdendo fino a perdere il fiato, tanto che all’arrivo non potrò parlare.
E che cosa faremo adesso?

Sei un traguardo,
sei una vittoria,
sei una strada in discesa.

Eppure non mi fermo.
Che sai, con te una vita me la farei.

Attimi di vetro.

Questo tramonto ha il sapore di baci sfiorati nelle nebbie di un sogno,

di sagome oscure intraviste nel morbido abbraccio della penombra,

apre spiragli di luce verso l’oceano sui cui sfociano i torrenti

delle mie speranze.

Tutto e’ già avvenuto e mai sarà.

Attimi di vetro.

Quest’alba respira aliti di vite bramate

ha lame di luce che lacerano l’impalpabile superficie delle mie illusioni.

Mi ha scaraventato oltre la soglia dell’incanto

tra suoni incolori che agghiacciano l’esile respiro del mio cuore.

Tutto e già avvenuto.

Attimi di vetro.

Questa sera socchiude gli occhi alla vista di un fiore soffocato dal gelo,

il sole cala tra i bagliori di ricordi mai nati,

tra i pezzi abbandonati dei miei attimi di vetro.

(Anonima Pupetta)

(anno 2003)

Vorrei disegnare sulla tua schiena nuda
Tutti i baci del mondo
Voltarmi verso i tuoi occhi
Vedere in essi il piacere
Che provi dondolandoti sul mio corpo.

La tua bocca è carne che si apre
E sboccia come rosa
Lascia la mia lingua fresca
Penetrare tra quei petali umidi
Di calda saliva e rugiada.

Fammi carezzare le curve della schiena
Lentamente
E con la mia lingua scivolare in basso.

Ti avvolgo, ti contengo, ti spingo.

Su tutto il tuo corpo il piacere
Diventa sudore caldo tiepido
Lascia che ti guardi di nuovo negli occhi
Vedo che mi vuoi, mi cerchi, hai voglia
Di me dentro te.

Lascia che ti sfiori il collo
Come piuma d’angelo
Lasciami scendere piano
Fammi di nuovo risalire
Voglio adesso farti di nuovo dondolare
Sopra me…

Su e giù… su e giù…
Riesci a sentirlo?

L’acqua è negli occhi felice o dolore

L’acqua è nel buio una luce di fuoco

Rompe e ripara dei mondi ritmati

Vita di mille gocce silenti

Sorge e poi cade, scorre e si

Ferma, nuotano venti

Ridono bimbi cadendo dal cielo

Grida nel vuoto di un rosso tamburo

L’acqua contenta si ferma e riparte

Parte di acqua dal vento sfiorata

Ride negli occhi di un bimbo felice

Cade da spazi infiniti e silenti

Scorre nell’aria cantando momenti

(DavideTHEred)

Ho attraversato monti e mari

scalato montagne e colline

oltrepassato tempeste d’acqua e fango

caduto in campi di grano sconosciuti

rialzato in terreni di notti insonni

su letti che non erano fiumi

percorrendo strade che non hanno nome

lungo strade che mai ho conosciuto

spezzando paure e rancori

lungo strade senza nome

sopra mari e terre sconosciute

oltre nuvole e orizzonti

per raggiungere un altro sole

per guardare in occhi nuovi

scansarmi via dai vecchi rovi

per toccare, vedere, sentire

oltre ogni ostacolo del cuore.

Dove potrei prenderla e portarla via,
quella mia dolce segreta fantasia,
dove ci ritroveremo tra un anno,
tra segreti, astri, fato e danno,
c’è stato un secondo incidente
che mi ha colpito decisamente,
se prima è stato in strada
il secondo è stato un salto in aria,
atterraggio e decollo,
e poi il collo, la bocca, gli occhi,
nessuna incertezza, nessuna amarezza
aggiungiamo zucchero alla vita
siamo ambrosia con la testa stordita
come nella teoria del caos
che nel suo disegno il pathos
unisce i puntini a forma di cuore
sarà il caso che un caotico legame
ci terrà stretti come manette
tra parole lette e parole non dette
stretti stretti ad un cuscino
ci assaggiamo piano e vicino
ci conosciamo e non ci conosciamo
ma ci amiamo, ci amiamo?
Stelle, notti, fiori e lingue
tra il troppo zucchero e il miele
l’unica nostra insulina il bacio e il fiele.
Acqua tempesta e incanto,
proprio lì, quel giorno li accanto.
Adesso scorre un fiume e ci porta via
siamo noi l’acqua e il mare,
e noi immersi come pesci e fatine.

Hai gli occhi dolci, più dolci di una cerbiatta,

s’intravedono tra mille altri per grandezza e splendore

così come si avvicinano da lontano

ammantati da un vello d’oro

i capelli che si posano leggeri sulle spalle

e sfiorano lo sguardo e le gote

la tua pelle è bianca e di alabastro

ora appari angelo altre volte diavolo

e il tuo canto è sempre melodioso come sirena

il tuo parlare pacato e dolce, squisito da ascoltare

entrano dentro di me i tuoi suoni

e fanno inebriare di indicibili stupori

sei leggiadra e tenera quando cammini,

sensuale e docile nei movimenti

ma è nei tuoi occhi e nella tua bocca

che sono sprofondato più volte

i tuoi infiniti occhi dolci che mi sussurravano

di tornare a dormire sul tuo grembo

e tra le tue labbra di dolcezza smisurate.

Come andare coi piedi di piombo, col cuore d’oro e gli occhi smeraldo. Siamo pesanti davvero a volte. Ci portiamo zavorre d’argento lungo cammini deserti piastrellati di giada. Cerchiamo passione rossa ad ogni passo di piombo perché siamo cauti sul nostro andare pensante.