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Navighiamo tra le nuvole, noi con le nostre teste di piombo
siamo pesanti, a volte troppo pensanti
con i nostri sogni troppo d’oro
talmente ricchi che potremmo rivenderli a cacciatori di perle
oggi non ho la lucidità di una volta
ho sempre la testa per aria e gli occhi puntati giù
qualcuno pensa sia uno scoppiato
perché qualcosa mina alla mia volontà
qualcosa ha attentato alla mia vita
è che in realtà a volte mi sento un fuoco artificiale
piuttosto che un vago fuoco fatuo.
Mi accendo e poi mi spengo.

In quella stanza dalle pareti gialle
con l’attesa pendolante nel mio petto
quel lungo letto nostro fiume
i tuoi passi che non arrivano mai
il silenzio dentro e fuori
noia e nostalgia anche se eri più vicina
per certi versi più piccina
con la tele accesa e i giornali buttati lì
finalmente i tuoi tacchi sui rivoli della pioggia
i tuoi occhi nervosi e timidi
su quella poltroncina dove accavallavi le gambe
imbarazzo o ripiego eri lì
e con un bacio ci siamo reincontrati.

La pioggia cadeva incessante
eravamo di nuovo noi
ma con le menti distanti eppur vicine
con i corpi accesi ma lontani.

La consapevolezza uccide
il pensiero divide, il sentire unisce
e forse ci siamo chiusi troppo
ad ascoltare altro piuttosto che
le essenze pulsanti sui nostri palmi.

Una colomba vola via nella pioggia di questa Pasqua. Dovremmo fare come lei. Volare via insieme tenendoci per mano, spostando ogni velo e tenda, uscire allo scoperto. La paura ci sta uccidendo. Lo sai quanto faccia male la paura. La paura ci rende ciechi, afflitti, pesanti, l’orrore ci paralizza. Bisogna continuare a giocare come bambini su di un prato.

Genova

Oggi ho risentito una di quelle tante voci che mi promettevano amore stando zitte zitte, una voce nuova, una voce di nuovo allegra, avrei voluto rispondere a quella voce ma è stato solo un caso e il caso non mi ha dato coraggio. Chissà se lei ricorda. Era stata sempre e solo una voce. Girava una voce che diceva che lei mi amava. Sì, voci. Ormai lontane.

Roma

Tutto nacque da un incidente, una storia d’amore nata davanti proprio a casa sua, con la macchina, dritto dritto proprio in casa sua. Fu lei che scese e mi tirò fuori. Una manina di un angelo mi tirò fuori da quella che da lì a poco tempo sarebbe diventata un falò. E prima che i carabinieri mi portassero via, le chiesi il numero di telefono. Il giorno dopo fui sui giornali locali e avevo un nuovo amore che durò sette anni di sfortuna. Tutto si doveva rompere in quella macchina, tranne lo specchietto.

Savona

L’altra era stata una storia di carta, fatta di milioni di lettere, finita in sms, qualche carattere stampato a schermo su e-mail. Stranamente finì al contrario. Quando nacque l’amore poi lei sparì per sempre. Non l’ho mai incontrata. Avrò in soffitta uno scatolone pieno delle sue lettere. E tre suoi regali.

Pescara-Milano-Chambèry

All’università lei era alta, bella, castana con i capelli lunghissimi, una modella, non a caso forse il suo nome ne ricordava uno. La mattina entravo in camera sua per sentire l’acqua della doccia che scivolava sulla sua pelle. Poi partivamo insieme per andare a lezione. Era divina. La sera la chiamavo al telefono, a mezzanotte mi veniva a svegliare in camera. Finita la scuola mi chiese un bacio dopo averla riportata a casa, io glielo diedi sulla guancia. La storia finì. Adesso è lontana.

Sassari

Per sempre…