Marchiato


Marchiato

Adesso sono un marchiato.
Non sono macchie che si tolgono via con una pioggia estiva o primaverile. A volte ci vuole una vita intera, a volte forse neanche basta una vita intera perché taluni cose vadino via da noi per sempre. Esse restano in eterno in un cantuccio del nostro essere. Sono indelebili. Così come io sono debole o come forse lo siamo tutti.
Seduto alla scrivania e guardando l’ora al polso, le penne buttate, le scartoffie, guardo dritto un attimo al soffitto. Una lieve brezza mi sfiora il collo dalla finestra rimasta semi aperta. Era davvero tutto finito quella sera, era davvero tutto finito?
Ogni inizio ha una sua peculiarità, nulla si può definire come inizio in sè per sè. La vita è un continuum. Ti ho ritrovata parecchie volte, ti ho sentita l’altra sera al telefono che mi urlavi ansiosa, ti ho letto l’altro giorno che scrivevi battute polemiche contro la libertà di espressione.
E poi, poi la depressione che invade il mondo di oggi. Chiudo gli occhi, mentre si muovono nervosamente. Mi chiedo cosa ci sia che non funziona, perché l’amore debba creare questa enorme discrepanza tra immensi attimi di gioia e dirupi ardenti di dolore. Cerco di non pensare più. No, adesso quella sigaretta non l’accendo. Cavolo, te l’avevo detto, avrei smesso. Avrei smesso.

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