In altri luoghi (magari comuni)


Il freddo lo stava consumando.
Ella era partita convinta che l’amore per lui sarebbe potuto essere eterno, bastavano quei dieci minuti a letto con lui per sentirsi di nuovo viva e amata, desiderata. Ma che senso aveva ancora continuare a tirare la corda, quella corda infinita che mai sembrava potesse spezzarsi. Fino a quando quell’enorme elastico si sarebbe potuto estendere, fino a quando. Quel cordone passionale si sarebbe spezzato in frantumi di vetro, e lei, avrebbe dichiarato a se stessa di aver sbagliato, di aver considerato il sesso la sua storia d’amore più grande. Sarebbe dovuta fuggire, scappare da quel suo pensare ossessivo, la dieta, le gambe perfette, la corsa di dieci chilometri per raggiungere tutti i giorni il cielo.
Grigio come il piombo.
Quando si sarebbe ritrovata per terra a pezzettini di vetro riflettendo la luce di un’antica aurora, avrebbe iniziato a ricomporsi, a costruirsi un proprio specchio dove rivedersi nuova. Adesso stava cadendo a pezzi e non sapeva.

Come la Torre di Babele. Una volta crollata non ci sarebbe stato più alcun modo di comunicare.
Il freddo lo stava consumando.
Lui intanto continuava per la sua strada. Lei si spezzava.
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