Il vento fuori urla portami via, adesso che sembra come se sotto gli occhi le borse appese per il viaggio, ma io non vado via, il cielo è una nuvola grigia, è un trambusto di foglie, rami spezzati a terra, aerei percorrono le strade in alto e la sublime voce della discrepanza tra l’essere principe, stalliere, semplice uomo o saggio eremita si fa flebile all’interno dei miei canali, spesso sono fiumi, burrascosi in preda alla tempesta, scorrono via come pensieri, confluiscono tutti al mare ignoto dell’inconscio, forse collettivo o da collezionare. Le antenne puntano sempre verso una direzione a me sconosciuta, sui tetti, un passerotto si scrolla la polvere dalle ali, lì, su quell’antenna. Riprende a volare.

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