L’omicidio era sempre dovuto al maggior Duomo di Milano


Io dietro l’angolo della porta. Non faccio il portiere, no. Io dietro l’angolo della porta sto lì che osservo il letto e vorrei buttarmici.
Il citofono maledetto.

– Ciao! Fammi salire carissimo!

– E perché dovrei?

– Mi hanno detto che stai morendo, voglio vederti.

– Vuoi vedermi morire?

– La morte ti fa bello lo sanno tutti!

– Da quando è che fa chirurgia plastica?

Il mio solito amico idiota al citofono. Gli sbatto il ricevitore in faccia e mi metto a letto. Sono stanco, terribilmente stanco. Sono mesi ormai che la stanchezza mi stava uccidendo. Uccidendo. Sì, stavo morendo. Stavo proprio morendo di sonno. Mi stava accoltellando alle spalle questa mia voglia di chiudere gli occhi. Più aumentavano le ore di sonno più rischiavo di rimanerci secco. Come una pianta senza l’acqua.
Mi addormentai. Fuori un leggero cinguettare di uccelli lontani, era ancora giorno, l’ombra quieta della sera riempiva la stanza. Il rosso dell’orizzonte pennellava quel tanto da rendere il cielo un piccolo capolavoro.

– Zac! –

Avevo lasciato aperto la porta. Adesso del sangue gocciolava sul pavimento.

– Chi…..

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