Non esistere esattamente alle tentazioni


Là, oltre l’almeno, tra campi di mucchi, nella valle del sé, in quella delle lacrime, lardi, nel monte della risata, nella cascata di applausi, lì, nel regno dei gesti praticamente agli antipodi, malaticci, patici, psichici, dove come molte accennato, a cena si mangiano giù i rospi per sputare fuori i principi, nella valle dei Re, soprattutto Mida che d’oro mi tocca, un tocco d’oro, un cocco di mamma, dove si usa il credibile per fare ciò che non si crede, incredibile ma vero, come proprio prendere uno salto in bocca, nella lingua levatrice di punte di saliva e di scesa, lù, dove non ballano i lupi ma cantano le pecore e chi dorme le conta, altrove da noi e ogni altra cosa, qui dunque, dove ci sognamo l’insonnia che ci fa restare a occhi chiusi, come se oggi non fosse sera, e infatti mica è giornata. Qua, come quando risorgono i morti per fare zizzanie in un giardino di cavol fiori, che zucca, che al caldo la mia camera ardente non mi lascia morire abbastanza nelle notti del selciato, o falciato dalla morte. Eppoi al di là di ogni cornetta, il cellulare, figlio di un telefono monozigote, un po’ mignon, un po’ mignott, stando come i casalinghi erotici alle porte delle masse, ma soprattutto delle massaie. Unitemi in gioia senza far di tutta una merenda un pacco a colazione. Sì, va là!

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