Ormeggiati alle nostre orme


Il cuore quando si arena non s’arrende mai del tutto sull’infranta spiaggia,
così come il sole che mi cala sulla frangia e colpisce la fronte
bussando a questa piccola foglia sparsa al vento,
io piccola fronda che si concede un attimo d’incespicamento
tra le ciglia e gli occhi miei,
come s’accoglie la pagliuzza nell’iride quando c’è nebbia,
la cerchiamo per vedere meno,
per venire meno al nostro senso di visione reale,
ci impellicciamo in questo nostro visone,
pelliccia di sicurezza, riparo dal freddo e dall’inganno
che al gelo ci brucia la gola in fiamme,
al gelo ci brucia la gola in fiamme.
Dobbiamo farne un’altra canzone dove non s’incanta,
non s’incanna e non si fumano nuvolette d’incenso incerto verso il cielo,
incerto incenso di cenere che si libra leggiadro,
in alto, in alto e noi come ballerine padrone dell’aria
ci muoviamo danzando, commuovendo la platea
rendendoci immensi in questi poveri mesi,
in mesi di penuria, in mesi che andando via ci costruiscono ogni anno.
Immane è il nostro desiderio di suggerire al cuore,
suggerire, soffiarci dentro per capire,
comprendere, cos’è st’ardore cos’è st’ardore
se non altro sparso dolore,
attimi di panico che ricondurrano a attimi di pane, bontà, gioia.
Siamo impanati, ricoperti di una glassa nostalgica,
siamo così su queste strade, impantanati.
Le nostre orme.

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4 pensieri su “Ormeggiati alle nostre orme

  1. Avverto una sottile linea d’ombra in queste parole, ma più in generale, in ciò che scrivi, in ciò che ho letto sinora…forse è l’effetto della “glassa nostalgica” con cui siamo ricoperti (me compresa), chi più, chi meno…

    Il senso di precarietà e di incertezza che è dentro ognuno di noi, che è proprio del vivere e di quelle orme che andiamo lasciando e che certamente verranno cancellate dalla prossima marea.

    Eppure, malgrado le protezioni di pelliccia e gli incerti incensi lasciati evaporare nell’aria, il dolore sparso e gli attimi di panico, al di là di tutto questo, a me arriva soprattutto l’immagine nitida di quel soffio sul cuore, di quel “soffiarci dentro per capire”.

    E con quel soffio magari un po’ di polvere sedimentata se ne andrà, è solo pulviscolo accumulato in superficie. Dietro di noi la nostre orme, dentro, c’è ben altro…tutto il resto.

  2. E’ un periodo in cui sono in bilico, non trovo l’equilibrio giusto, sbatto un po’ a destra, un po’ a sinistra e un po’ a manca ed è proprio quando sbando a manca che mi preoccupo di più, perché è proprio ciò che mi manca più di tutto il maggior peso che sulla bilancia mi fa perdere l’equilibrio. Quella stella anche se mi ama è sempre ancora troppo lontana. La distanza spezza inevitabilmente, ma io mi spezzo più facile. Devo ricompormi e invece di spezzarmi cercare di speziarmi di nuovo l’aria della vita che oggi come oggi puzza solo un po’ troppo di gas e berluschini vari.

  3. Si sente quel “manca”, tuttavia non sembri così “squilibrato” 🙂 (in senso buono come mancanza di equilibrio… )

    E poi mi piace come giochi con le parole…spezzarmi, speziarmi…

    L’aria è quella che è, come darti torto, è anche un po’ per questo che esistono “camere iperbariche” come queste, angoli di aria incontaminata in cui respirare e farsi respirare.

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