Le befane sono sempre più belle


Sotto questo manto di gelo io penso che non di gelosia sia da trattarsi questo freddo che mi intorpidisce e culla e m’inasprisce la pena di una lontana distanza di cui non ci crucciamo più ma peggio facciamo finta che non vi sia, che non esista spazio, stelle, vuoti da riempire.

Qui nel gelo ci chiudiamo nel nostro sacco a velo, dolce e aspro, per provare a veleggiare oltre, verso un caldo stelo, un fiore a primavera, quel fiore che nasce e si sveglia lì sull’isola ogni dì, l’isola che c’è e l’isola che rende solo. Lì quel fiore non si cruccia, preferisce primeggiare con se stesso, che vi sia buio, luce o nebbia.

Forse è la mia esistenza che è appannata, io che non sono quercia né sandalo dallo zoccolo duro, ritraggo troppo i piedini da terra e nel letto mi raggomitolo come un bambino spaurito ma desideroso di sognare ancora. Sempre.

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