Chi dispera ferisce di spada perisce


Eccomi alla corte della disperazione, ma chi dispera ferisce e ai piedi di questo altare preferisco ergermi a spada della vendetta e colpire a freddo nel cuore il volto della disperazione. E’ qualcosa di chirurgico, operare la disperazione, estirpare le sue inutili viscere di colpa, estrarne la grande estraniazione che s’impossessa del mio animo sopito sotto la sua incartata ombra del dolore. E non andrò mai via di qui se resterò così concentrato, come campi, su quel mio me stesso che mi perseguita ovunque, il mio vero ed unico carnefice, il mio stesso ricorrente incubo della notte, ed io seppur succube di me stesso perisco, perché è così lieve e fragilmente candido scivolare lungo la propria scala ai piani più inferiori  dei valori scontatissimi. Saremo come salmoni che risalgono il fiume, in eterno, o forse un giorno ci fermeremo finalmente ad osservare il sole e il cielo senza più nessuna dannata paura ancestrale.

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