Un mattino


Appena sveglio regalai  alle mie mani una carezza sulla tua pelle. Appena sveglio mi trasformai in una serpe tra le sguscianti lenzuola che ti coprivano.
Mentre fuori dalla finestra s’intravedevano i primi fiocconi di neve di questo dicembre assassino e una luce bianca e fredda entrava dalla finestra immobilizzando il tempo in un candore surreale. Volevo addobbarti. Eri la mia bellissima Barbie che mi aveva portato Santa Claus.

Ma io ero anche il tuo veleno. Mi’infilai lentamente tra le tue cosce sotto il letto mentre tu ancora mugugnavi nel sonno. La mia lingua saliva su di te attraverso le gambe e le cosce leccando poro dopo poro. Ti sentivo sempre più calda, sentivo che iniziavi a sorridere piano sul cuscino svegliandoti.

Eri distesa a pancia in giù. Le mie mani ti accarezzavano la schiena nuda mentre la mia bocca era occupata a succhiarti tra le cosce, salendo ancora oltre sul monte di venere, sull’ombelico, sul tuo pancino da mordere e leccare.
Le mie mani ti prendevano forte e delicatamente, prima piano e poi con tenerezza. I miei morsi li avvertivi lì, i miei morsi da vipera, avvelenati, li avvertivi tra le cosce, dove nasceva la tua rosa bagnata, calda, pregna del tuo odore.

Ci muovemmo all’unisono, ondeggiandoci piano e poi più forte. Un altro mattino d’amore, un’altra angusta giornata senza sole.

La neve ci ricoprì fuori e dentro.

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