XII.


Apparvi in terra. Appena apparvi in terra sentii il mio muso allungarsi a dismisura. Avevo il musone schiacciato sul pavimento appena nacqui. Già ero insoddisfatto del mondo appena toccai terra. Ero caduto dalle nuvole, non per altro, ma doveva per forza di cose essere stato così. Come toccai terra, avrei voluto diventare come Re Mida e iniziare a toccare, toccare, toccare tutto. Ma non per trasformare gli oggetti in oro ma bensì le persone in qualcosa da avvertire dentro. Toccare. E’ il nostro primo contatto con il mondo. Il problema è che nessuno tocca più gli altri. Si tengono lontani, a debita distanza, e con tale debita distanza rimane sempre un conto da pagare nella vicinanza poi magari ottenuta. Se la distanza è debita vuol dire che è dovuta a qualcosa. Manteniamo le distanze, reggiamole, non facciamole cadere, non tocchiamoci, non sfioramoci, non dobbiamo neanche sforbiciarci per tagliare questo dannato debito. Le persone si sono allontanate tra loro, la distanza di sicurezza è aumentata ma è diminuita la sicurezza stessa, non ci si da più carezze, si spediscono link. Link, link, link. Come fossero lingotti d’oro. Non v’è più certezza. Appena apparvi in terra, caduto dalle nuvole, volevo subito tornare su a costruirmi i mie bravi castelli in aria. Non avrei voluto sapere, conoscere, vedere. Ed è così che molta gente vive, felice nella sua cecità. Accecati dalla luce. Non avrei mai dovuto aprire gli occhi da piccolo. Open your mind. E quando si aprono contemporaneamente mente ed occhi entra un gran brusio del mondo che come polvere ci da all’inizio un estremo fastidio, c’impolveriamo piano dentro per un certo periodo, per alcuni tempi diventiamo come una stanza disadorna e abbandonata con le finestre aperte e la polvere che entra dal mondo sui nostri cuscinetti d’aria. Quando decidiamo di fare le pulizie ricomincia la salita. Non volevo apparire in terra. Risalire le scale per il paradiso è un compito assai arduo, difficile, forse impossibile. Ma basta un attimo in realtà. Così come appariamo, nel frattempo che sembriamo, poi successivamente scompariamo. Morendo disimpariamo tutto. L’oblio e l’oppio. Poi chissà, forse ridiveniamo.
Così continuarono a vivere i notturni.

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