Nel nostro cinema quotidiano


Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico.
La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti. Si tratta degli instancabili organizzatori di cocktail e di cene. Essi sono più felici delle persone della prima categoria le quali, quando perdono il pubblico, hanno la sensazione che nella sala della loro vita si siano spente le luci. Succede, una volta o l’altra, quasi a tutti. Le persone della seconda categoria, invece, quegli sguardi riescono a procurarseli sempre.
C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata. La loro condizione è pericolosa quanto quella degli appartenenti alla prima categoria. Una volta o l’altra gli occhi della persona amata si chiuderanno e nella sala ci sarà il buio.
E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.

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2 pensieri su “Nel nostro cinema quotidiano

  1. Io mi sento una terza tendente alla quarta categoria, che ha già sconfinato nella quinta.
    La categoria di quelli che vivono sottoponendosi allo sguardo più impietoso e giudicante che esista: il proprio.

  2. Lo sguardo interiore. In effetti potrebbe essere il più dilaniante. Guardarsi dentro può essere uno dei viaggi più pericolosi della psiche umana (oltre alla possibilità di poter incontrare i propri organi vitali e scoprire che non hanno affatto un bell’aspetto). Bisognerebbe riuscire a sfiorarsi in superficie, come un lontano sguardo verso noi stessi, mai sprofondare dentro come una sonda (spesso anale). Baci.

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