Esco un attimo


Me ne esco da questa vita come le persone escono dal loro appartamento riversandosi sulle strade. Potrebbe trattarsi di un tuffo nel vuoto dopo una spinta da una vuota finestra con un tuffo nel cuore e un puffo nel naso che ti solletica l’olfatto, tu, con la bocca blu e il viso cianotico. Un uomo che sta per morire per mancanza di ossigeno è come un puffo. Ma potrei riversarmi sulle strade attraverso l’uso della porta, scendere in strada e percorrere lentamente la città che sorride, mentre il resto piange come le finestre sul cortile o il piatto di quella partita a poker dove ovviamente persi tutto. Anche il sole ride, seppure mi sento avvolto dalla nebbia, tutti sembrano ridere di me, anche i passanti, i passati e i futuri, gli animali e soprattutto le iene. Vorrei quindi così tornare sui miei passi, ma quanti ne ho fatti di passi falsi in vita mia, sarebbe dura tornarci non riconoscendoli più da quelli originali con uno stampo artistico, un’orma normale, uno normale, un passo e un battito più animale e meno spirituale. Strano che nella parola animale ci sia anima ma nella parola umano non ci sia altro che… ano. Questo fa pensare a quando vogliamo prendere la retta via, che anch’essa se è retta di sicuro ci potrebbe prendere da dietro. Una cosa è certa, qualcuno ci prende in giro, come se noi fossimo una sorta di giostra e con i nostri alti e bassi non fossimo null’altro che una montagna russa. Tra le nevi perenni, le nevi che per anni resteranno a renderci freddi in queste strade dimenticate da un Dio con problemi di memoria, udito, vista e forse anche qualcos’altro. Buon vecchio Dio. Dio delle città e dell’immensità, noi uomini soli quaggiù. Mi metto a correre sotto la pioggia battente e che scivola anch’essa lungo i marciapiedi, cadendo per l’appunto, come io potrei cadere correndo, la pioggia cade scivolando e non c’è nessuna buccia di banana.

In realtà un uomo solo è sempre l’amore che cerca e con il cuore tenero in mano e nell’altra un cuore impietrito mi fermo in una piazza e mi metto a fare il giocoliere: cuore tenero, cuore di pietra, cuore di panna, cuore indurito. Alla fine perdo l’equilibrio e i cuori si spargono in giro come i pettegolezzi, s’innalzano in aria coloro ai quali spuntano le ali, altri perdono sangue colpite dalle frecce e il mio, forse non ritrovo più il mio. Ma non sono senza cuore, l’ho solo perso un attimo e quindi ho ritrovato invece la mia testa (che prima era finita per aria), e con la testa sul collo torno verso il mio appartamento, a parte tutto, a parte tutti.
Se per strada perdi la ragione, vedrai che perlomeno ritroverai la follia dell’amore ed è così che accade anche viceversa. Apro quella porta da cui sono uscito, rientro un attimo nella mia vita, l’indosso di nuovo, mi metto nel letto, aspetto domani. E il domani non ti bussa mai alla porta, sei tu che devi andare da lui.

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