18 Giugno


Oggi è nata una piccola stella, a volte nel suo essere piccola riesce a brillare tantissimo, a volte nella sua immensità nel cielo si oscura, a volte e lei non lo sa, riesce a irradiare raggi stupendi. Non è possibile non poter contemplare questa piccola stella, lassù, un po’ lontana e un po’ vicina, tra il mare e il cielo, tra il cuore e la pazzia, non è possibile resistere dalla voglia di abbracciarla, di accogliere la sua luce nel mio sguardo, di puntarla con il dito e accarezzarla con la mano. Piccola stella tutto questo è dedicato a te, che a volte esplodi e fai soffrire e a volte resti così piccola e indifesa, oggi è il tuo giorno da ricordare, perché splendi sempre, sì, una splendida stella.


V’è un muro bianco, obliquo al cielo, sopra il quale il cielo si ricrea infinito, verde, assolutamente intoccabile. Gli angeli vi nuotano, e le stelle, anche loro indifferenti. Sono il mio medium.
(Sylvia Plath)

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In altri luoghi (magari comuni)


Il freddo lo stava consumando.
Ella era partita convinta che l’amore per lui sarebbe potuto essere eterno, bastavano quei dieci minuti a letto con lui per sentirsi di nuovo viva e amata, desiderata. Ma che senso aveva ancora continuare a tirare la corda, quella corda infinita che mai sembrava potesse spezzarsi. Fino a quando quell’enorme elastico si sarebbe potuto estendere, fino a quando. Quel cordone passionale si sarebbe spezzato in frantumi di vetro, e lei, avrebbe dichiarato a se stessa di aver sbagliato, di aver considerato il sesso la sua storia d’amore più grande. Sarebbe dovuta fuggire, scappare da quel suo pensare ossessivo, la dieta, le gambe perfette, la corsa di dieci chilometri per raggiungere tutti i giorni il cielo.
Grigio come il piombo.
Quando si sarebbe ritrovata per terra a pezzettini di vetro riflettendo la luce di un’antica aurora, avrebbe iniziato a ricomporsi, a costruirsi un proprio specchio dove rivedersi nuova. Adesso stava cadendo a pezzi e non sapeva.

Come la Torre di Babele. Una volta crollata non ci sarebbe stato più alcun modo di comunicare.
Il freddo lo stava consumando.
Lui intanto continuava per la sua strada. Lei si spezzava.

Marchiato


Marchiato

Adesso sono un marchiato.
Non sono macchie che si tolgono via con una pioggia estiva o primaverile. A volte ci vuole una vita intera, a volte forse neanche basta una vita intera perché taluni cose vadino via da noi per sempre. Esse restano in eterno in un cantuccio del nostro essere. Sono indelebili. Così come io sono debole o come forse lo siamo tutti.
Seduto alla scrivania e guardando l’ora al polso, le penne buttate, le scartoffie, guardo dritto un attimo al soffitto. Una lieve brezza mi sfiora il collo dalla finestra rimasta semi aperta. Era davvero tutto finito quella sera, era davvero tutto finito?
Ogni inizio ha una sua peculiarità, nulla si può definire come inizio in sè per sè. La vita è un continuum. Ti ho ritrovata parecchie volte, ti ho sentita l’altra sera al telefono che mi urlavi ansiosa, ti ho letto l’altro giorno che scrivevi battute polemiche contro la libertà di espressione.
E poi, poi la depressione che invade il mondo di oggi. Chiudo gli occhi, mentre si muovono nervosamente. Mi chiedo cosa ci sia che non funziona, perché l’amore debba creare questa enorme discrepanza tra immensi attimi di gioia e dirupi ardenti di dolore. Cerco di non pensare più. No, adesso quella sigaretta non l’accendo. Cavolo, te l’avevo detto, avrei smesso. Avrei smesso.

Come s’inizia, come in certezza, romanzo adulterato


Si sonda nell’aria il sintomo inquieto di un temporale primaverile che vuol piovere assieme alla mia irrequietudine. Sono qui adesso davanti alla finestra incerata ed attraverso si snodano luci e bagliori di questa mia ora estiva, io che guardo foglie e alberi bagnati e poi asciutti come se fossero le eterne presenze della natura che affligge e indugia, soccorre e incombe come l’idea che avevo di te all’età di 17 anni quando ancora ti immaginavo lì camminare su quella strada tra gli sciabordii di un pavimento d’acqua dove poggiavi delicatamente ma con passo frettoloso le tue scarpe macchiate e luccicanti che il giorno prima riposavano nella mia stanza. Adesso camminano con te, ti vedo, vai avanti su quella strada infarinata di polvere e foglie umide. Intravedo la linea della schiena che si muove davanti a me. Io osservo come se fossi un ladro dietro una finestra il tuo andare lento e tenace.

Lo sguardo è volto adesso al mio interno e ricordo quelle ore di pioggia e la tua chioma riparata dall’ombrellino rosso che ti avevo prestato. Ricordo che la sera prima eravamo stati insieme, a godere del colore del soffitto che ci sarebbe piaciuto avere di una tinta dal colore di una notte blu riempita di stelle.

Adesso è sempre dal mio sguardo che gocciolano stelle. Piccole stelle fatte di lacrime che scivolano via, incurante me ne bagno il viso e le gote senza asciugarle. E’ stata un’altra notte che poi è finita con te che sei partita ed io che resto solo ancora a guardare dietro la finestra.

C’è il sole, le foglie spazzate dal vento, la leggera brezza, ma le tue mani e i tuoi occhi che m’imploravano amore sono scomparse. Hanno impresso un solo ardente marchio all’interno di me. Un altro giorno e tu già non ci sei più. Ma io adesso sono marchiato.

Attimi di vetro


Attimi di vetro.

Questo tramonto ha il sapore di baci sfiorati nelle nebbie di un sogno,

di sagome oscure intraviste nel morbido abbraccio della penombra,

apre spiragli di luce verso l’oceano sui cui sfociano i torrenti

delle mie speranze.

Tutto e’ già avvenuto e mai sarà

Attimi di vetro.

Quest’alba respira aliti di vite bramate

ha lame di luce che lacerano l’impalpabile superficie delle mie illusioni.

Mi ha scaraventato oltre la soglia dell’incanto

tra suoni incolori che agghiacciano l’esile respiro del mio cuore.

Tutto e già avvenuto.

Attimi di vetro.

Questa sera socchiude gli occhi alla vista di un fiore soffocato dal gelo,

il sole cala tra i bagliori di ricordi mai nati,

tra i pezzi abbandonati dei miei attimi di vetro.

(Marcella Piras)

Conto gli anni per non averne i minuti già contati


33

Ho gli anni contati.
I minuti, quelli, sono una piccolezza che tralascio a chi è lì per lì.
Li falsificherò come i contanti. Minuto più minuto meno, sono comunque abbastanza alto. Un nano minuto, piuttosto che secondo, un anno temuto, e hanno di te muto solo la parola auguri che passa inosservata coi tempi. La capacità invisibile di nascondere le parole, esprimere giudizi, e spremere meningi. Anche i neuroni contano. Cellula più cellula meno. Incellofanato in questo mondo di plastica senza mettersi in croce per tre per tre, senza porre paletti, senza mettere radici ma rifiorire. Sono nel fior fiore degli anni e mi piace l’erba del vicino.