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Rest in…

Pieces.

In quest’era moderna è nostra sorte
che la virtù abbia a compenso la morte.
Questo vediamo nell’ora più tetra:
il male vince, il bene sempre arretra.

Da violenza e da vizio governati
Ci troviamo sul ghiaccio radunati.
L’indole è audace in noi oppure vile
Su questa lastra di ghiaccio sottile?

Si resta qui, si oserà pattinare?
Ridere azzarderò, o festeggiare,
se so che con un passo il ghiaccio spezzo?
O meglio integro serbarlo ad ogni prezzo?

Lo studio era pieno dell’intenso odore delle rose e, quando il dolce vento d’estate serpeggiava fra gli alberi del giardino, per la porta aperta entrava la pesante fragranza dei lillà o il profumo più sottile dei rovi in fiore.
Dall’angolo del divano ricoperto di tappeti persiani, sul quale giaceva, fumando, com’era sua abitudine, innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton poteva appena afferrare il barlume giallo miele dei dolci fiori di un citiso, i cui tremuli rami pareva che non ce la facessero a sopportare il peso di una bellezza così fiammeggiante; e, a tratti, fantastiche ombre di uccelli svolazzavano attraverso le lunghe tende di seta tussorina tirate davanti all’immensa finestra, producendo una specie di momentaneo effetto giapponese e facendogli pensare a quei pallidi pittori di Tokyo dal viso di giada, i quali, mediante un’arte che è per necessità immobile, cercano di suggerire il senso della rapidità e del movimento.

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste.

Pensieri spesi per-versi

Bucato il brulichio delle onde sull’erba fumante lungo la gitana circonvallazione a monte, rilasciai cadere affondo, in fondo in fondo, rime diramate di pensieri spesi per versi abbarbicati su alberi di barbacane, affollati di idee arrese e prese per scontate negli anni di prigionia mentale nei salti tra stagione e l’altra.

Rilasciati i profughi spiriti nel profumo incensato del cielo làddove si scala per alcove di donnine chioccia, zingarelle di prima estate ad attendere maschi infatuati provenienti il gran vocabolario Zingarelli, tentati erano come tetani e veleni che velocissimi s’involavano alla bocca d’oro, un po’ alla meno peggio, né più né meno.

Neanche fosse che il grigio bastione d’oriente s’innebbiasse di sabbia e ciotoli, grandi soli e immense comitive.

Tutt’al più che un quando venne a crogiolarsi sugli allora dei tempi andati, morti, una pausa allo stop dell’incrocio tra geni di diverse razzie d’immaginifici altroché.

Altro che scritture burbere, carnefici furono coloro che barbari tagliarono la testa al moro siccome di color diverso dal loro.

I have a dream

Ho sognato la rasentazione dei limiti estremi, il tripudio oltre l’esultanza, le trombe che mi acclamavano oltre il pulpito, gli applausi ad una mano che partivano da oltre il palco delle messe in scena.

Ho sognato le trombe di falloppio, la corte e l’avvocato del diavolo, il cuore in gola che non si sputava via fuori, l’oltremodo dell’oltretomba, gli Stati Uniti della Lega Nord, l’Italia Libera, Berlusconi alto e intelligente, ho sognato il rifiuto dei rifiuti senza annaspare ulteriormente, ho sognato l’aria Serena e le sue amiche, ho sognato l’aria Mite, il pulviscolo degli Dei, l’aspirapolvere degli angeli.

Ho sognato le pubenda leggendarie di Maroni, le imprese colossali di un Titano che giocava in borsa, ho sognato scippatori di blue-chips e azioni, ho sognato sniffatori di nani da giardino, innaffiatori di misericordie, bacia-mano di principesse addormentate, mani morte, ammortizzatori sociali, sommozzatori affogati, strozzini strozzati, famosi mafiosi infamati.

Ho sognato il filo conduttore delle idee a scapito, ho sognato le idee degli altri, le dee degli altri dei, le deambulanze con la sirena accesa lungo la dorsale del perso equilibrio sulla fune, ho sognato il cappio e gli accalappia cani, il lazzo e il lazzaretto dei cowboy estinti, ho sognato i miei cari e i miei meno cari prezzi, io ho sognato tutto questo.

Io ho un sogno. E il mio sogno è un sogno allucinato, fuori dalla portata dei primi e dei secondi piatti, fuori da ogni portata, oltre l’ancora, laddove osano i sognatori e coloro che frequentano le corride, i sogna tori. Io ho sognato di aver messo a segno un punto. Io punto.

E adesso vorrei che questa pagina tornasse bianca per poterci scrivere di aver di nuovo sognato.

Punto.

Le relazioni pericolose sono le relazioni a distanza. Ma in realtà se poi vai a vedere più da vicino le relazioni più pericolose sono quelle tra stanza e stanza, o ancora peggio quelle tra stazza e stazza, due coppie obese spendono sicuramente il doppio di due coppie magre, tra una coppia tra stanza e stanza c’è un corridoio che fa la differenza, e in fondo a quel corridoio ci potrebbe essere il bambino di Shining, quindi una relazione pericolosa, o come direbbe qualcuno di Roma una storia da paura! Alla fine c’è anche la storia in una stanza dove soprattutto il cielo fa da padrone. Ma in quella stanza potrebbe esserci un solo singolo individuo. Sì, una relazione porzione singola col cielo in una stanza forse è la migliore da avere, fare l’amore con le stelle la notte ed essere baciati dal sole al mattino appena svegli. Ma dopotutto una relazione a distanza ha i suoi pregi: ognuno sta a casa sua, ognuno si fa da mangiare da solo ed ognuno si cerca il suo miglior amante ideale. Niente male vero? Solo che io sono due anni che non ancora la trovo! Il cielo in una stanza. E poi sì, si danza.

Mi sono precipitato dalla rampa delle scale dimenticando di aprire il paracadute, mi sono schiantato al tappeto nel primo round di una giornata dove la pioggia cadeva anche più forte di me qui fuori, io là dentro mi cimentavo con l’intonaco e me ne confondevo cementandomene assieme. Pietrificato, come un sasso dinanzi alla paura di un fantasma dagli occhi vitrei, vedo scivolare un rivolo di sangue con un doppio delta lungo la dorsale che scende giù dal gomito, una curva o anche un’altura ubriaca, come ad alzarlo troppo, un fiumiciattolo rosso che scorre via come un cerbiatto(lo).

Mi piace pensare che le cicatrici siano segni lasciateci da Dio sulla pelle, segni di questa vita che percorriamo e se prendiamo le scale non è perché l’ascensore non funziona, ma perché per scalare le vette della vita a noi comuni mortali non bastano mica le vallette e tra l’altro ci si rompe sempre l’ascensore, o come lo chiamava un mio amico che amava bruciare ogni tappa nel suo costante salire, l’accensore. Un piromane metropolitano qualunque.

On Air

C’è un onda in diretta TV. Inonda.

Non si capisce mai bene di cosa parli realmente.

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