Pelle di Bronzo e Faccia di Magnesio


Un’altra sveglia la mattina che mi rompe il tempo del sonno, infrange le lancette che sono incuneate negli occhi facendomeli spalancare. E’ stato un altro incubo, un attacco alla mia fortezza che a forza di cercare di amare si sta trasformando in debolezza. Sono sotto assedio, sotto attacco, mi alzo a fatica con le membra indolenzite e mi accorgo che nel petto mi manca un pezzettino che ti avevo regalato. Lo rivoglio adesso indietro nel suo posto giusto. Ho notato che a dare troppo non ho mai ricevuto nulla, tutto questo non mi sembra leale né razionale poiché mi aspettavo che una volta spedito mi sarebbe tornato indietro. Invece dopo mesi di vagabondaggio mi trovo vuoto perché mi hai tolto dentro.

Hai rubato tutte le emozioni, le hai assorbite ad una ad una man mano che le provavo usando il libretto di istruzioni.  Le hai succhiate via e aspirate riempiendo il tuo ego già troppo gonfio e il tuo di vuoto interiore.

Adesso cosa c’è? Ci sono io che ho voluto entrare a tutti i costi e adesso con i saldi non so più dove parare, non trovo più la testa, devo averla persa, ma qualcuno mi disse che è una follia se la testa non si perde in due, poiché uno dei due rimane decapitato, bisogna necessariamente morire insieme ed evitare a tutti i costi di farsene una ragione perché quando l’amore è folle se te ne fai una ragione… impazzisci, quindi perdiamo la testa.

Qualche volta ho pensato a quell’idiota.

Non siamo liberi vero? Nessuno è mai libero ormai l’ho capito. Ognuno vive nella propria gabbia e non riesce a spezzare le sue sbarre, a piegare il mondo che ci viene inflitto, a cambiare le regole del gioco che ci rende prigionieri e distanti.

Ci vogliono le classi che ci uniscano, le case che ci rinchiudano, le porte bloccate e gli ascensori che non scendano né salgano ma tuttalpiù schizzino in Paradiso dove non vorrei mai finire abituato a tutto quest’Inferno lassù mi annoierei da morire di nuovo.

O forse sono già morto? Mi metto nel letto con le braccia incrociate, guardo il soffitto, mi sento una mummia, un bozzolo senza più la sua farfalla. Mi hai svuotato, mi hai sfarfallato allo stomaco e poi sei volata via.

Adesso mi toccherà di nuovo riempirmi di altro che non sia di nuovo alcool.

Di un altro manto di stelle, di un mare di altre salate abitudini, di contorni sfumati e di nuove curve su cui sbandare, di un nuovo incidente in cui tutti si facciano del bene e mai più del male, uno scontro frontale con la realtà delle cose e dei casi.

Non ricevo più tue notizie da giorni e i miei livelli di dopamina sono scesi ai minimi storici. E’ la fine dell’estate.

18 Agosto 2016


​Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà, scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tiepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nei loro recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente le profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e  io ti sento tremare stretta a me come una luna nell’acqua.


Sono stato abbandonato quarant’anni fa e nessuno mi ha mai più trovato. Sono stato abbandonato e da allora ogni persona che incontro mi lascia avvolto nel mio guanciale, non mi tocca, non mi sfiora, non mi accarezza. Vivo con l’eterna paura di essere abbandonato da chiunque incontro, forse addirittura da persone immaginarie e più ho paura di essere lasciato più vengo lasciato a me stesso. Le paure, i miei incubi, si sono avverati tutti senza esclusione di colpi. Sono destinato all’esilio permanente. Più desidero conoscere più vengo disconosciuto, più cerco il nome di un’altra persona più perdo il mio, ogni volta che amo io vengo disamato e disarmato. La vita di chi ha avuto un trauma una sola volta è un trauma che dura per sempre. Ogni volta che trovo perdo oppure quella volta che trovo mi è impossibile raggiungere completamente l’obiettivo o la persona perché una barriera, come una porta che mi si para davanti, fa in modo che non possa mai allungare abbastanza il braccio per prendere tra le dita il cuore pieno di una persona. L’essenza di me stesso. Sono nato assente. E’ una maledizione ormai che si perpetua da sempre e non c’è nessun incantesimo che mi possa liberare. Ma davvero non esiste?

16 Agosto 2016


Non posso più continuare a scriverti, avevi la scadenza sulla fronte e adesso stai andando a male. Aspetto una tua missiva che guarda caso la parola missiva ricorda forse non per caso la parola inglese “miss” che vuol dire “mancare”. Mi manchi ma sei anche una Miss. Ormai sei anche una signora. Oggi non sento di avere l’argento vivo addosso, sento più il bronzo o la ruggine sulla pelle. Qual è il problema tra me e te? Cosa ci sta dividendo in tutti questi mesi che non ci siamo più visti? Ci siamo persi di vista, ho perso gli occhi per te, tu che eri la luce dei miei, adesso c’è solo ombra in questi giorni dove tutto si porta a termine, tutto si conclude. C’è stata una festa ieri. Ho fatto finta di partecipare ma ero assente come un bambino lo è da scuola. La mia mente era da te, il resto del corpo non lo percepivo neanche. Sentivo i tuoi percorsi dei pensieri, percepivo le tue sinapsi, ero dentro di te come un virus entrato dalla back door dietro i tuoi occhi. Conosco ogni minimo sogno di te e so che non hai mai incubi. Io tutte le notti perché non ci sei mai.

Appunti del 23 luglio 2016


L’ho vista dentro di lui prigioniera.

Come mai scrivo qui? Non voglio più scrivere qui, voglio strappare prima il foglio e poi il quaderno. Solo per dire com’era lei dentro di lui, così reale che quasi si poteva toccarla. Forse, per un attimo, ha avuto il suo stesso sorriso. O era il modo in cui la luce gli cadeva sul volto.

Come è diventato difficile parlarti. Mi ricordo quando mi sei stata vicina e ti toccavi nervosamente i capelli, in quel momento rabbrividivo perché quei capelli volevo toccarli io.

Voglio baciarti in quel punto dove si inarca la schiena. Il tuo corpo è un’arca ed io voglio farci dapprima entrare tutte le mie dita. Voglio entrare nel tuo mare profondo facendomi strada con le braccia accogliendoti forte verso me come se tu fossi un’onda. Tu sei una porta dove voglio entrare senza bussare, la mia chiave della serratura è dura e rigida, vuole aprirti prima spingendo piano, apri quella porta non resisto, non lasciarmi fuori, ho bisogno di sentire l’interno della tua stanza calda che mi avvolge.

La mia voce di burro ti è scivolata dentro, ciò che ti ho raccontato è la storia rubata ad un altro per stordirti e dilaniarti. La mia voce è come il mare, profonda, tu ne hai colto le onde ma non le hai sapute cavalcare, non le hai mai cavalcate per paura di scivolare sulla mia lingua. Sono poche le parole importanti e soprattutto è importante il modo in cui si dicono, ipnotizzarti ad esempio con ironia e sensibilità.

Il tuo premio


Il tuo invito è stato davvero invitante (scusami il gioco di parole) ma da quel giorno ho iniziato a capire che mi stavi rubando ogni parola scritta e pensata, ogni idea e immagine, per farne esclusivamente delle tue personali esperienze emozionali. Mi stavi rubando la pelle posata sulla tua, l’ombra che ricadeva a ridosso del tuo corpo, la mente intera è in pieno tuo possesso. Ma non puoi continuare a prendermi tutto senza dare, questo è ciò che fa il diavolo quando ama: ruba l’anima e non da nulla in cambio. Figuriamoci l’eternità. Sono stato così ingenuo da pensare che se ti avessi amata “per sempre” avrei ottenuto un pezzo di infinito ma in realtà mi sento solo prosciugato. Esistono uomini come me che per la loro elevata empatia amano farsi risucchiare completamente in un circolo e in un vortice assoluto di una tempesta perfetta. Tu sei stata il ciclone e l’uragano ma non hai pensato minimamente a proteggere il tuo punto debole poiché io nonostante la mia patetica sensibilità sono capace di cogliere in pieno proprio l’occhio dell’uragano e sconfiggerlo esattamente quando sta per travolgere tutto nel suo pieno punto di forza centrifuga e centripeta. Come dire: anche tu mandi tutto all’aria, non sono solo io che sbaglio. Ma adesso dovrò ritirarmi in difesa per qualche giorno, chiudermi per non farmi aprire, mettere un lucchetto per non farmi rapire, inserire password decodificate nella mia memoria poetica e impedirti l’accesso in ogni modo poiché ho compreso che hai approfittato della mia estrema disponibilità a servirti. Perdere o lasciare. Sì, hai capito bene, non prendere o lasciare ma bensì perdere o lasciare. Ed io non voglio però né perdere né lasciare. Io voglio vincerti completamente senza mai nessun abbandono totale se non quando ti abbandonerai di nuovo tu a me tra le mie braccia. Io voglio vincerti, ma devi imparare che il premio non sei tu ma il premio più grande sono e sarò io. Dovrai riscattarmi alla buona sorte di queste prossime settimane. Adesso mi gioco tutto e dovrai fare anche tu la tua puntata. Mi raccomando allora. La Dea Bendata mi ha decretato come il tuo premio e tu come prossima fortunata. Tocca a te adesso scegliermi (e sciogliermi da queste catene). Scatenami adesso.