Il comunismo


Chi pensa che i regimi comunisti dell’Europa Centrale siano esclusivamente opera di criminali, si lascia sfuggire una verità fondamentale: i regimi criminali non furono creati da criminali ma da entusiasti, convinti di aver scoperto l’unica strada per il paradiso. Essi difesero con coraggio quella strada, giustiziando per questo molte persone. In seguito, fu chiaro che il paradiso non esisteva e che gli entusiasti erano quindi degli assassini. Allora tutti cominciarono a inveire contro i comunisti: Siete responsabili delle sventure del paese (è impoverito e ridotto in rovina), della perdita della sua indipendenza (è caduto in mano alla Russia), degli assassinii giudiziari! Coloro che venivano accusati rispondevano: Noi non sapevamo! Siamo stati ingannati! Noi ci credevamo! Nel profondo del cuore siamo innocenti!

La discussione si riduceva a questa domanda: Davvero loro non sapevano? Oppure facevano solo finta di non aver saputo nulla?

[…]

Si disse che la questione fondamentale non era: Sapevano o non sapevano?, bensì: Si è innocenti solo per il fatto che non si sa? Un imbecille seduto sul trono è sollevato da ogni responsabilità solo per il fatto che è un imbecille?

L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, pag. 180

Un noir di carenze a fettine


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Incipit (Di chi è la colpa? di Alessandro Piperno)


E gli altri? Oh, gli altri erano lì per bellezza: come cactus nei film western.
In quanto a me, da bravo animaletto incapace di concepire mondi alternativi alla gabbia in cui da sempre vive recluso, non avevo ragione di dubitare che l’universo si riducesse a questo: io, lui, lei e le vecchie care sbarre che rendevano inesorabile la detenzione e così struggenti i panorami.
Ci pensò la scuola a minare l’integrità di quell’autarchia originaria: per quanto strano sembrasse, le vite dei miei compagni, persino i più insulsi, brulicavano di nonni, fratelli, romantiche cuginette.
Fu così che iniziai a diffidare dei vantaggi dell’autosufficienza, e a pormi in proposito parecchie domande impertinenti: tipo, che ne era stato di tutti quanti? Che diavolo di fine avevano fatto?
Da come la mettevano i miei – o meglio, da come perlopiù evitavano di metterla – la nostra schiatta poteva essersi estinta da milioni di anni. Il che se non altro spiegava perché mio padre maneggiasse i ricordi d’infanzia con la circospezione che i paleontologi riservano a fossili riemersi da un passato preistorico; e perché mia madre agisse come chi un’infanzia, un passato, una storia non ce li avesse nemmeno.

Incipit tratto da:
Titolo: Di chi è la colpa

Autore: Alessandro Piperno

Greta Thunberg è completamente pazza


Mentre scrivo con la mia sigaretta incollata sul labbro il rumore del vento si fa forte sui tetti e le verande come se trasportasse l’intera città altrove.

Gretina è in videoconferenza con il microfono piantato in bocca che urla a pieni polmoni:
“La terra brucia e voi siete i bastardi che avete acceso la miccia Voi! Voi! COME AVETE OSATOOOO!”.

La vedo dalla TV a fianco alla mia scrivania che grida come una pazza indemoniata. Ancora oggi.

Circa cinque minuti dopo viene colpita da un forte attacco epilettico e ben presto viene portata all’ospedale più vicino. Cala dunque il sipario, il canale viene oscurato per qualche breve attimo e danno la pubblicità di un paio di guanti.
In ospedale Greta viene sedata con 20 mg di Valium e 5 mg di antispastico. Ha ormai compiuto quasi 35 anni e con la sua incredibile mole che ha accumulato è quasi irriconoscibile e nonostante questo continua la sua campagna contro il riscaldamento globale circa 25 anni dopo che già da piccola si mostrò in diretta mondiale come la paladina salvatrice dell’ecosistema terrestre.
Da allora nulla di quello che si ostina a dire ancora adesso è accaduto nonostante i tassi di anidride carbonica siano quasi centuplicati.

Gli spettacoli televisivi sono rimasti gli stessi. Le industrie che trasformano il petrolio in plastica. La plastica che galleggia sui mari.
Il terrorismo televisivo che ci dice il falso, adesso lo chiamano così. Nessuno più si fa infinocchiare dal terrorismo dell’informazione, hanno iniettato a tutti una sorta di vaccino che rende immuni dalle strumentalizzazioni che possono renderci ribelli. Adesso siamo calmi. Tranquilli. Perché oggi siamo schiavi felici. Perché oggi non osiamo muoverci dal posto in cui gli altri hanno voluto metterci a lavorare. Perché le nostre catene davanti ai programmi televisivi predefiniti sono stabilite alla nascita assieme a quello che dobbiamo studiare sulla rete cibernetica. Perché oggi finalmente siamo liberi.

No, non c’è stato nessun riscaldamento terrestre, nessuno è morto arrostito.

E’ quasi mezzogiorno e devo preparare il pranzo, mi alzo e prendo la giacca per uscire a comprare qualcosa. Fuori c’è silenzio. Apro la porta e una infinita distesa di ghiaccio mi si para davanti. Il cielo è eternamente coperto di un colore grigio piombo.

Mi dirigo verso il negozietto e alcuni fiocchi di neve iniziano a sciogliersi sulla giacca.

E il mese di luglio del 2033.
Nessun riscaldamento cara Greta, nessuno. Sei solo una pazza furiosa, una folle vittima della cattiva informazione. Io sono finalmente libero.

Non abbiamo né spazio né tempo


Non abbiamo più tempo Foster. Lo abbiamo perso tutto assieme allo spazio, alla vita che è andata storta, che ha preso una brutta piega e non abbiamo saputo stirarla neanche con un ferro da stiro quantistico.

Coleman ripete: “Il tempo non esiste, lo spazio non esiste, è solo una percezione, non esiste!”.

Le foglie di un albero svolazzano tra le pieghe dell’aria come in un dondolio cadendo fino a terra, piegate dalla forza di gravità e da quella del vento e del tempo che passa. “Il tempo non esiste, il tempo non esiste”. Ripete Coleman. 

“E’ l’ambiente che ci comprime e ci dilata. Viviamo in una allucinazione stroboscopica provocata da un unico punto dell’intero universo. Tutto è creato da quel punto, gli altri milioni di universi e i nostri stessi corpi. Nello spazio non esiste la luce, siamo noi che abbiamo la capacità di percepirla attraverso il nostro cervello, ma in realtà non esiste. E’ una proiezione di quell’unico punto, un ologramma infinito, come una luce che si riflette prima su una pietra levigata e poi su miliardi e miliardi di altre senza interruzioni, fino a creare qualunque cosa così come la vediamo, come riusciamo a vederla. Fino a creare noi stessi e quello che vediamo”. 

“In realtà vediamo noi stessi, non facciamo altro che percepirci ogni istante della vita”.
“Gli altri siamo noi”.
“Ognuno di noi è la stessa razza umana”.
“Ognuno di noi può sterminarci o farci rinascere”.

“Dipende da te”, dice Coleman.

“Dipende solo da te”.

Il vecchio sta morendo nel suo letto d’ospedale mentre il tempo passa e lo spazio si restringe. Il vecchio muore e il tempo non esiste più ma lo spazio si dilata. Le gocce della sua flebo cadono a rallenty in un primo piano ravvicinato. L’’ultima goccia è rossa e si ferma a metà. Quando muore quella goccia si ferma e così si fermano tutte le lancette degli orologi.

Io mi muovo in macchina nel mio spazio tempo personale, ascolto l’ultimo album dei Low che distorce il rumore del suono. Le onde sonore variano come lo spazio. Corro con l’auto per raggiungere il vecchio.

Lo spazio si curva, è sempre stato curvo. E’ un’onda sonora e probabilmente non esiste. Mi lascio cullare dal dondolio di questa onda e arrivo dal mio vecchio.

Quando gli prendo la mano tutta l’essenza della vita è lì tra le dita e i palmi che si sfiorano. Non c’è nient’altro che ci possa aiutare a vivere. Nient’altro. 

La genesi dell’occhio di vetro


E’ nata prima la vista o l’occhio di vetro che porto al lato destro che riflette tutte le luci del mondo? Ricordo che iniziai a filtrare tutti i raggi del sole attraverso uno spigolo di vetro fissato al posto del mio occhio in un mattino di primavera in cui rimasi accecato dalla bellezza di una nuova fiamma che mi bruciava accanto, come una lente di ingrandimento che ingigantiva i raggi della stella del giorno infuocando foglie secche e cartacce di picche nei prati di cuori e bastoni dove si era solito fare all’amore e c’era chi prendeva anche picche e pacchi da riportare a casa, afflitti con un coltello dietro la schiena, inflitti di sorpresa, mortificati. 

Alcuni giorni dopo ho iniziato a guardare tutto di traverso, attraverso il mio occhio di vetro, filtrando i colori con il prisma di cristallo che ho nel cervello.
E’ accaduto tutto quando ho perso il cuore per una bionda ragazza sarda con gli occhi da capriolo e il corpo da sirena che avevo pescato per caso nel mare caotico dei sogni per poi incontrarla un giorno all’aeroporto vicino alla Costa Degli Smeraldi dove l’occhio mi cadde troppe volte per la bellezza che avevo davanti e dietro e in ogni angolo rotolando sulla sabbia e scivolandomi spesso nell’acqua salata rendendomi il mondo appannato e non chiaro. 

Ho perso la vista per lei lungo il mare azzurro, quando mi caddero le orbite e i globi oculari  rotolando sulla sabbia e la mia sirena mi dovette portare d’urgenza al Pronto Soccorso di chi dicono sia accecato d’amore e non vede più cosa è giusto o cosa è sbagliato, ma la verità è nel mezzo degli occhi, laddove dicono ci sia l’anima blu. 

Venni perciò dunque operato d’urgenza e un medico marinaio mi applicò al posto dell’occhio un pezzo di vetro preso dalla bottiglia usata per battezzare la nave chiamata Speranza che era affondata nel triangolo dei Bikini al largo di Slippini verso la rotta di collo per scendere giù a Crepapelle. Ma non rise nessuno, più che altro ci furono morti e sfiorati dal caso, per follia ancora vivi e belli come un fiore. 

Avevo così riacquistato la vista attraverso il fondo di vetro della bottiglia verde che appena dopo scolai tutta e pian piano ci vidi doppio man mano che la mano dell’amata si allontanava dalla mia, la vista si disperava e l’occhio si trasformò in una forma sempre più complessa, in un cristallo riflettente che conduceva gli impulsivi luminosi lungo un filamento direttamente alla pompa del cuore che ne trae energia e carburante. Accade piano che la luce della mia vita si spense e anche iniziai ad avvertire problemi legati al cuore ma nessun cardiologo fu in grado di operarmi, tornai così nella mia patria con l’occhio di vetro e il cuore di tenebra dopo che io e la sirena ci lasciammo e accadde che l’occhio di vetro si incrinò spezzandomi in più parti il cuore divenuto di ceramica rossa e infuocata, non più facilmente riparabile dalla mano di un semplice artista ma di uno bravo che sapesse ricostruire capolavori da pezzi di antiquariato. 

Dovetti così imparare a distinguere l’amore da ciò che non lo era e l’illusione da ciò che si riflette sull’occhio analizzando ogni impulso intrecciato, un groviglio di sviste che spesso conducono alla follia chi non ci vuol vedere chiaro.
E’ così che sono giunto all’indifferenza delle cose? Al non amare più nessuno per paura di vederci doppio? 
Mi hanno riferito che molti sono più o meno alla stessa stregua e mi chiedo perché mai i medici e i sapienti non sappiano ancora trovare una cura a questa cecità che parte dagli occhi e finisce nel cuore. Nel frattempo non vedo l’ora e indago con occhio attento le ultime scoperte della scienza, forse un giorno tornerò a vedere la luce dei miei occhi. 

L’occhio di vetro


Mi è sempre più difficile scrivere perché so che quello che sto scrivendo è reale, non è più soltanto immaginato, non mi trovo in un sogno dove possa scrivere cose illusorie che poi scompaiono dalla mia memoria. Sono arrivato a quell’età in cui le cose che vedi, senti, crei o scrivi diventano la propria realtà.
Non so se sia un’età che raggiungano tutti ma ricordo che in ebraico viene detto che Dio ha creato tutto con la sua parola e che in psicologia non sono i pensieri a creare le parole ma bensì avviene esattamente il contrario: sono le parole che “ci diciamo” che creano il nostro pensiero.

Quindi è vero che dobbiamo fare molta attenzione a quello che diciamo poiché la nostra parola si trasforma prima nel nostro pensiero e poi nella realtà tangibile che abbiamo davanti. Diventa la nostra vita.

Non è un caso che io oggi viva con un occhio di vetro e un tumore di cristallo all’interno del cervello poiché per anni prima di addormentarmi ho pregato che mi ammalassi in modo da evitare la vita sofferente e penosa e siccome il mio peccato era quello di guardare troppo affondo le cose, di radiografarle ed etichettarle ma anche quello di ammirare la bellezza e in particolare le curve delicate femminili con tutta la loro voluttà, mi sono ritrovato un giorno con l’occhio destro bloccato e non potevo più sbirciare a sinistra o in altra direzione.

Ogni gesto che facciamo per assecondare le nostre parole può essere punito con la malattia che desideriamo o che meritiamo di più. Perché sì, noi le malattie che ci prendiamo le andiamo proprio a cercare con i nostri stessi desideri.

Per molti notti e mesi avevo anche desiderato di morire poiché ho ritenuto la mia vita ormai insopportabilmente priva di ogni gioia e quindi del tutto inutile da mandare avanti a forza di illusioni che ormai avevano perso ogni fascinazione, ogni potere. Ma a cadere così in basso ho rischiato di diventare io stesso il mostro che giudicavo essere il mio stesso nemico, colui per il quale mi adiravo ogni giorno e cioè lo stesso sprezzante mostro del giudizio altrui e non mi rendevo conto che a forza di giudicare io stesso il giudizio degli altri, ero diventato più giudicante degli altri stessi giudicanti.

Non possiamo forzarci di essere qualcosa che non siamo ma dobbiamo essere disciplinati nei nostri intenti allo stesso passo dell’istinto che ci viene dato dalla natura, ma è anche vero che troppe leggi ci hanno censurato le emozioni e se tagliamo la testa alle emozioni diventiamo dei mostri umani indifferenti e rancorosi. Diventiamo dei burattini che si rompono con un “no”.

Ho rischiato così di diventare l’ombra di me stesso e di non vedere più nulla davanti allo specchio, di non vedermi più riflesso e sappiamo che solo i morti e i vampiri non vedono più se stessi infatti così si creano i mostri e gli incubi che infestano le nostre notti e noi ne diventiamo gli stessi succubi. Siamo noi a uccidere noi stessi, non gli altri.

Oggi vorrei poter parlare a quattr’occhi con un amico che consoli la mia solitudine riflettendosi nel mio occhio di vetro ma non c’è nessuno qui davanti che faccia abbastanza luce da illuminare il tumore cristallino che rimandi la luce direttamente al cuore ormai freddo come il ghiaccio.

La mia più grande paura da quando sono nato è stata quella di restare solo e di vivere senza più nessuno che possa starmi vicino ed essermi di conforto nei momenti di difficoltà.
Ebbene, così come le parole si comportano le paure: diventano la realtà della nostra vita. Ciò che diciamo sono i nostri pensieri, i nostri pensieri sono le nostre paure, le nostre paure diventano la nostra vita perché abbiamo dimenticato come si desiderano le cose.

Per questo ho deciso di cambiare e di gettare alle ortiche il vecchio occhio di vetro sperando in un incendio di fuochi fatui al calare della luna, pregando il sole e l’acqua sacra di farmi rinascere un nuovo occhio fresco come una rosa bagnata dallo scintillio della rugiada e che dalla mia bocca escano soltanto fiotti di acqua fresca di parole e lettere buone per annaffiare il mondo che mi circonda trasformandomi così in una fontana di vita e creando un giardino di fiori rossi, gialli e arancioni.

Attenzione alle parole che dite e alle paure che alimentate, spegnetele e trasformatele nei vostri desideri detti e pensati, che non debbano mai essere i vostri incubi ad avverarsi. Mai. 

Persona (1966)


Credi che non ti capisca? Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento. Tu vuoi essere, non sembrare di essere. Essere in ogni istante cosciente di te, e vigile. nello stesso tempo ti rendi conto dell’abisso che separa ciò che sei per gli altri da ciò che sei per te stessa e provoca quasi un senso di vertigine, un timore di essere scoperta, di vederti messa a nudo, smascherata, riportata ai tuoi giusti limiti.

Perché ogni parola è menzogna, ogni gesto falsità, ogni sorriso una smorfia. Qual è il ruolo più difficile? Togliersi la vita? Ma no, sarebbe poco dignitoso. Meglio rifugiarsi nell’immobilità, nel mutismo, così si evita di dover mentire, oppure mettersi al riparo dalla vita, così non c’è bisogno di recitare, di mostrare un volto finto o fare gesti non voluti. Non ti pare?

Questo è ciò che si crede ma non basta celarsi perché, vedi, la vita si manifesta in mille modi diversi ed è impossibile non reagire.

A nessuno importa sapere se le tue reazioni siano vere o false. Solo a teatro il problema si rivela importante e forse neanche lì.

Io ti capisco, Elisabeth… e quasi ti ammiro. Secondo me devi continuare a recitare la tua parte fino in fondo finché essa non perda interesse, e abbandonarla così come sei abituata a fare passando da un ruolo all’altro.

«Perché ogni parola è menzogna, ogni gesto falsità, ogni sorriso una smorfia.»

(La dottoressa a Elisabeth)

Persona, 1966 di Ingmar Bergman con Bibi Andersson e Liv Ullmann

Lo schianto


Sono sul balcone dell’appartamento di Miriam a Nannitaria, con un bicchiere in mano e una sigaretta nell’altra.
Miriam viene verso di me, mi si avventa contro e con entrambe le mani mi spinge giù dal balcone.
Si trova solo al terzo piano ragion per cui la caduta non è altissima. Cadendo, spero di svegliarmi prima di toccare terra.
Batto sull’asfalto, con durezza, e me ne resto lì, schiacciato, con il collo completamente girato a trecentosessanta gradi.
Alzando gli occhi guardo il bel viso di Miriam che è intento a osservarmi con un sorriso benigno.
E’ la serenità del suo sorriso – non la caduta né l’immagine onirica del mio corpo infranto, sanguinante – a svegliarmi.

E’ lei lo schianto mentre il sogno soltanto un volo. 

Deuteronomio, 28:27, Astrazeneca


“Astrazeneca è il nome del Demone che giunge per proclamare l’Apocalisse”. Deuteronomio, versetto 20:1-15, Giosué.

Il prete si inchina davanti alla croce in legno di acacia con appeso un Gesù Cristo bianchissimo di giada e gli occhi azzurri. I lunghi capelli biondi, sapientemente intagliati, ricadono lungo il collo fino a congiungersi al sangue che scende dalle ferite che scendono dalla coroncina verde di alloro. Un’opera artistica di alta levatura e prestigio.
Il prete si alza e apre flebilmente le labbra per sussurrare: “Astrazeneca, astrazeneca…”.
Le fiamme delle candele si agitano violentate dalla leggera brezza che c’è nella chiesa, muovendo ombre e luci che si spostano lente e minacciose. Il prete ricade in ginocchio all’improvviso quasi frantumandosi le ossa al pavimento. “Astrazeneca, Astrazenecaaa!” Questa volta le sue parole diventano un urlo strozzato.
Fuori è quasi primavera. Gli usignoli cinguettano e svolazzano alle prime giornate di sole che si preannuncia più bollente e rosso del solito, probabilmente ribollisce la rabbia degli stessi Dei nel cielo dimenticato.
La TV è accesa e i titoli che scorrono sotto le labbra dell’avvenente giornalista bionda sono inequivocabili:
“Trasmetteremo l’Apocalisse in diretta TV e streaming su ogni canale raggiungibile! Non perdete la diretta perché non potremo ritrasmetterla!”.
Sono certo che non potranno ma mi sorge un dubbio. E se fosse una beffa o una truffa? E se in realtà non ci fosse mai stato nessun virus da combattere e ci avessero rinchiuso per tenerci sotto controllo? Dal canto mio non ci ho mai creduto più di tanto ma questa storia dell’Apocalisse è decisamente troppo.
Si stanno avverando i versetti del Deuteronomio che la preannunciava, ho il vecchio manoscritto trovato in una biblioteca qui vicino.

Il Demone dalle ali bianche e dorate spargerà il suo seme sul mondo nell’anno 2023. 
Lo chiamano “Astrazeneca” e verrà in pace. All’inizio fu chiamata così la cura contro l’epidemia. Quando si riuscì a sconfiggerla la si proclamò come il nuovo Dio da venerare e custodire, da pregare e a cui inginocchiarsi.
Ognuno a casa ha un’urna di ceramica e all’interno di ognuna di queste urne c’è la cenere di un amato morto a causa del virus Vicodin-17, un virus che distrugge le cellule cerebrali di chi viene contagiato. Assieme alla cenere c’è una fialetta di vetro con all’interno il liquido sacro. Il liquido Astrazeneca che è riuscito a curare milioni e milioni di persone adesso viene custodito e venerato proprio come una reliquia.
E’ la nuova croce di Dio. La nuova Arca dell’Alleanza.
Solo pochi coraggiosi e impavidi continuano ad entrare in quelle vecchie e fatiscenti dimore con le croci in cima ai loro tetti. Ormai non fanno più presa ai fanatici da anni e tutte le evitano poiché considerate tra i luoghi di maggiore contagio. Furono vietate per un lungo periodo di tempo. Sono state riaperte solo di recente e i preti sono disperati. Adesso sono tutti impazziti.

Astrazeneca deriva da un’antica lingua orientale. Il nome fu redatto nell’anno del Signore del 1913. E’ come l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine, il buio e la luce, morte e vita. Astra e Zeneca. Astra è una stella della volta del cielo e Zeneca deriva da Seneca e ancora prima da un’antica divinità Incas chiamata Zeneca o Zenca che rappresenta il Dio che assorbe le energie degli uomini attraverso il sangue debilitando la psiche e la mente di ognuno rendendo le persone pallide e apatiche.

E’ con questo nome che ci hanno illusi. Ce l’hanno anche sbattuto in faccia tutti i giorni e noi abbiamo guardato e adorato ogni cosa che provenisse dai loro schermi e dalle loro voci. Eccesso di informazioni, e noi siamo assetati di informazione, ne siamo sempre stati dipendenti. Accendiamo un monitor e della sua luce ne ricaviamo delle overdosi. 
Mi dicono dalla regia che è così che si interpreta un “falso profeta”, “un demone”, “una setta”. E’ di uso comune infatti drogare i propri adepti per renderli mansueti e docili ma soprattutto dipendenti in modo che ogni cosa che sarà detta e che andrà anche contro i tuoi stessi interessi tu la farai ugualmente, persino cose come il suicidio o il suicidio di massa. Ci sono numerosi casi, tanti quanti i casi di Vicod-17.

Un parallelismo che inizia a fare paura a molti. Tutti coloro che si sono vaccinati in realtà hanno poi scelto il suicidio? E per quale ragione? E su questo che stanno indagando le agenzie segrete di tutto il mondo, i pochi sopravvissuti di queste agenzie immagino. Ormai siamo rimasti in pochi su questo pianeta completamente alla deriva negli spazi siderali. E ci attacchiamo alle robo-flebo. 

Nel frattempo stanno impalcando una nuova insegna davanti al mio palazzo nella grande City: Bronson & Bronson. All’inizio doveva essere: Johnson & Johnson poi hanno deciso di cambiare nome quando al vecchio presidente Bronson non è scoppiato l’occhio sinistro all’interno di una chiesa ed è schizzato con tutto il bulbo oculare e l’iride piena di follia fino a riempire lo stesso occhio di dio che osserva dall’alto l’operato umano dipinto sopra una volta. Nessuno sa se sia stato il virus o il vaccino a causare una tale tragedia.

La Chiesa sconvolta ha capito che quell’occhio è in realtà l’occhio di Astrazeneca. Il Papa è disperato nella sua casa e non apre più la finestra da anni, i fedeli ormai pregano solo Astrazeneca, altri sono disperati o al manicomio. Altri cattolici e cristiani hanno scelto la via del suicidio di massa e sono morti a milioni così. Miliardi. Alcune voci dicono che anche il Papa in realtà sia morto.
I vari sacerdoti sono tutti sotto cura da disturbo post traumatico da stress. Un raro disordine mentale che di solito nasce nei soldati sopravvissuti alle più devastanti guerre. La tensione e la paura di venire contagiati era divenuta talmente insopportabile durante le cerimonie religiose che i processanti non ce l’hanno fatta. Hanno perso il lume della ragione e della fede.
Hanno perso se stessi, come me e come te.

In realtà nessuno avrebbe potuto pensare che la stessa cura nascondeva in realtà il germe che avrebbe ucciso l’intera popolazione mondiale. Uno ad uno. Decimati.
Tutto iniziò con alcuni casi di trombosi in numerosi regioni dell’Europa, in realtà non erano trombosi ma suicidi. Ciò che le persone ignorano è che in quelle dannate fialette del Diavolo era stato inserito un gene recessivo mutante chiamato NARC23 che esattamente dopo 667 giorni dall’inoculazione colpisce direttamente i centri nervosi del cervello deputati a provare piacere: spegnendoli.

Gli uomini che ne vengono colpiti perdono ogni volontà alla vita e si lasciano andare alla loro sorte con la morte per loro stessa mano. L’autodistruzione che pratichiamo tutti i giorni anche noi quando ci facciamo del male. Quando ci neghiamo qualcosa di buono. Quando evitiamo di uscire o indossiamo la mascherina perché ce lo dicono gli altri. Stiamo facendo quello che vogliono gli altri, ci stiamo auto-distruggendo. E lo facciamo pensando che sia giusto. E’ quello che accade nelle sette sataniche. 

E tu vuoi farne parte o scappare? Sta a te decidere.

“Astrazeneca, astrazeneca…”. Il vecchio sacerdote sta strisciando sul pavimento lasciando scie di sangue con le ginocchia completamente scorticate. Non ha più né un dio né dei servitori e nemmeno se stesso. Sta morendo dissanguato.


La cura


Joseph Conrad dopo la sua morte si mise a studiare gli esseri umani dalla sua bara. Si alza ancora oggi tutte le notti nel chiaro di luna e individua dapprima i pipistrelli del bosco, li cattura e li viviseziona. Poi se li porta nella bara. Quando riesce a prenderne uno vivo si fa mordere sul polso per ricevere più velocemente i germi e i batteri lungo le arterie. Ha come un rush alla testa quando questo accade, una sorta di breve flash estatico. Vuole sacrificarsi per l’umanità, vuole salvarla sperando che essa possa salvare lui dalla morte. Vuole trovare una cura per quello strano virus che sta uccidendo lentamente ogni persona sul pianeta Terra. Un virus che si comporta come un raffreddore può essere il più pericoloso che l’umanità possa dover affrontare poiché apparendo  così subdolo e apparentemente innocuo la potrebbe portare all’estinzione. Le difese come sappiamo sono piene di porte, le porte vanno tenute ben chiuse. Porte e finestre. Non aprite la vostra mai a nessuno, non fate entrare ospiti indesiderati.
Il mito dei vampiri è in effetti la trasposizione delle infezioni da virus: ci sono i pipistrelli che mordono ed infettano e chi si avvicina al corpo infetto viene contagiato esso stesso. Strano che proprio nessuno abbia fatto questa analogia. L’aglio infatti è anche un potentissimo antibatterico naturale e gli antichi lo sapevano. Mai avvicinarsi alla tomba di un vampiro infetto. Mai. Conrad si è auto inflitto il contagio da vampiro attraverso una siringa contenente il batterio del conte Vlad Tepes, detto l’impalatore, considerato colui che tra tutti i vampiri era il più grande e il più forte: il Conte Dracula.
Dracula è stato nel tempo il maggior agente infettogeno della storia che l’uomo abbia mai conosciuto. Conrad attraverso quella potente modifica indotta nel suo DNA riesce a svegliarsi ogni notte suo malgrado e un po’ dolorante e acciaccato va in cerca di piantine e animaletti per fare piccoli esperimenti alla ricerca di una cura che possa estirpare questa nuova piaga. Non è un caso che quest’ultima si chiami Corona. E non è un caso neanche che la variante più pericolosa sia quella inglese. Pensateci bene. E’ ovvio che non può essere una coincidenza e Joseph lo sa benissimo. La Corona Inglese vuole impossessarsi del mondo intero e per farlo sta usando la sua variante mentre ha barricato i propri confini. Vuole far diventare ogni essere umano un perfetto gentleman inglese, un maggiordomo da poter comandare a piacimento o forse anche uno 007. Oppure vuol far inginocchiare il mondo intero ai piedi di Boris Johnson.  Guardatelo, vi sembra un tizio raccomandabile questo Boris? Probabilmente ha architettato fino ad ogni particolare sin dal principio. Ha pensato persino di far tornare in vita i Draghi e con una certa fantasia li ha fatti spuntare in Italia. No, questo non può essere un caso.
E della variante Brasiliana ne vogliamo parlare? E’ ovvio che l’abbiano creata per tenere lontani la feccia melmosa degli immigrati e in questo modo hanno beccato due piccioni con una fava come direbbe il caro vecchio Conrad. E poi perché non mettere da parte anche gli sporchi comunisti? Ed ecco la variante Russa. Conrad, da parte sua, è disgustato da tutto questo. Deve fare qualcosa. 

Secondo il caro vecchio Joseph qualcuno si sta prendendo gioco degli umani che ormai stremati nel gioco delle scatole cinesi e dei labirinti da topo di laboratorio in cui sono stati costretti a sopravvivere hanno ormai ceduto ogni speranza e ormai pur di potersi procurare il tozzo di pane sono disposti a bersi tutto (letteralmente) e anche a strisciare per i pavimenti delle loro abitazioni strafatti di noia. Arriveranno a barricarsi dentro da soli inchiodando assi di legno a porte e finestre. Appendendo di nuovo aglio e croci. Si seppelliranno da soli.
O ci seppellirà una risata? Conrad nel frattempo tra un conato di vomito e l’altro ulula alla luna piena cercando una risposta. 

Un letto sconosciuto


Una mattina mi risveglio e mi trovo in un letto che non conosco, mi guardo assonnato intorno, le pareti, il soffitto, mi porto le mani e le dita tremanti verso gli occhi. Non riconosco il posto dove mi trovo, non riconosco le mie dita. Mi tocco piano la testa, il petto bagnato di sudore, sento come un buco nello stomaco. Mi alzo lentamente e vado fino a quello che ho sempre creduto fosse il mio bagno di sempre, entro e mi guardo allo specchio. Ho uno sconcerto improvviso, non capisco chi è la persona riflessa, non capisco di chi siano quegli occhi, il naso, il mento, i capelli.
Cado a terra annaspando affannosamente e cercando di ricordare cosa è successo la sera prima ma sembra impossibile poter tornare indietro, non riesco a far apparire nulla nel fiume caotico dei pensieri.

Che cosa faresti se ti svegliassi un giorno in un posto che non conosci e non hai mai desiderato, in un corpo che non è il tuo, in una vita che non è stata mai quella che hai sognato e all’improvviso diventa la tua realtà?

Se ti svegliassi all’improvviso in un altro punto del mondo saresti anche un’altra persona?

E adesso inizio a ricordare. All’improvviso tutto si fa luce e sgomento e assieme allo sgomento il tormento. Mi accorgo semplicemente che quella è sempre stata la mia stanza, quello è sempre stato il mio volto e quella la vita che ho sempre cercato di evitare e che non ho mai desiderato davvero e mi ritrovo nel corpo di un uomo che ha tutto tranne se stesso . Questa vita non l’ho mai voluta, questo è l’incubo che si è avverato e che sono davvero un altro ma quell’altro che non sarei mai voluto essere. Non sono divenuto la persona brillante, famosa, ricca e carismatica che pensavo di essere, sposato con la donna più bella del pianeta e con una famiglia amorevole e perfetta. Mi sveglio una mattina all’improvviso e  mi accorgo solo in un attimo quello che avrei dovuto capire in 45 anni. Semplicemente sono solo, senza nessuno, senza nulla. Tutti i desideri sono sì finiti ma alle stelle e rimasti lì. 

Ma sono quindi un’altro o c’è stato un errore della mia volontà? Cosa mi ha portato a questo? Perché non sono l’attore famoso di Hollywood o il cantate pop americano da miliardi di dollari? Adesso mi restano solo due possibilità: la morte o la fuga da me stesso e so che la seconda opzione è soltanto una illusione. 

Risvegliandomi lontano in un altro luogo, molto lontano, ritroverei una parte di me stesso, quello perduto? Su un’altra stella?
Per cambiare di nuovo identità dovrei riavvolgere il nastro del tempo ad almeno verso l’anno di uscita di Achtung Baby degli U2, un capolavoro. Adesso per cambiare di nuovo non ho più tempo o ne rimane poco, pochissimo. Credo che metterò The Fly di Bono Vox a tutto volume, mi siederò sul divanetto accanto al letto e proverò a ricordare. Fa molto male ricordare, un male assurdo.
Ma ho sempre i sedativi-narcotici nel cassetto che sono rimasti al posto dei sogni. Dalla finestra vedo il cielo grigio-azzurrognolo, sembra ci sia ancora vita là fuori. 

Con il vento in faccia


Mentre mi muovo nella vita sento l’aria che cambia, tipica dell’aria durante i lunghi viaggi in macchina quando senti l’odore fresco e diverso all’improvviso in diverse zone magari assolate con gli occhi al finestrino che strizzi per il vento e la luce forte, il verde lungo i laghi che brillano come il vetro spesso, le righe che si formano ad alta velocità, strisce più spesse e alcune più sottili che scorrono veloci come se si abbassassero delle serrande marroni all’improvviso.
Sono le finestre del passato che si stanno chiudendo mentre io sto viaggiando veloce verso un futuro completamente diverso da quello che vivevo e già posso parlare al passato sussurrando parolacce.
Il presente è già diverso per tutti quanti ma solo pochi hanno avuto il coraggio di scorrere in avanti.
Tutti gli anni scorsi in cui pensavamo di essere più liberi e felici in realtà non lo sono mai stati perché eravamo più fermi di adesso sulle nostre poltrone del tempo fatte di cemento e pelle sintetica, bloccati come statue a guardare il futuro che arrivava agli altri sulle tivù.

Chi lo ha deciso ha iniziato a camminare in questi mesi e poi a correre per scappare dalla guerra. Sì, perché è come una chiamata alle armi. “Solo i morti vedono la fine della guerra”.
“Vivere bene è la migliore vendetta”.
Correre meglio tra i parcheggi dell’esistenza è ancora meglio. Non puoi rimanere fermo mentre tutto si muove e tutto ti chiama. La natura urla forte quando c’è bisogno proprio di me. E te. 

La sento, mi chiama urlando quando ha bisogno di me e se resisto mi vengono gli attacchi di panico, ansia, tachicardia. E’ questa l’ansia che alcuni provano restando chiusi nelle proprie stanze. E’ così che si forma: non rispondendo alla chiamata, non prendendo in considerazione la voce del proprio nome che viene segnalato fuori come nei tempi di guerra.
Allora hai paura.
Allora vuol dire che sei un codardo. Vuol dire che non vuoi vivere e il mondo ti punisce con la depressione. Devi muoverti e prendere in braccio il tuo fucile perché ne hai tutte le energie necessarie ma le stai consumando sul pavimento. 

Perché solo i morti vedono la fine della guerra e non è mai finita da quando l’uomo ha messo il primo piede sul suolo terrestre.
La vita è lotta e guerra, la vita è dover usare sempre le gambe per disporre bene i piedi in una giusta direzione dettata dal cervello. 

Adesso vedo montagne imbiancate e colline. Stamattina l’alba era di colore arancione e me la sono presa tutta in faccia. 

I buddisti tibetani dicono che l’arancione sia il vero colore del paradiso. 

L’acchiappa Molli


E’ arrivato il giorno del Giudizio. Uomo Senza Palle verrà appeso per i capezzoli alla croce dalla moglie Bassettina per non essere stato capace di avere polso, comando e ordine nella sua vita, vissuta da schiavo privo di ogni forza di volontà. Coloro che peccheranno per mancata forza di volontà verranno decapitati al contrario, appesi per gli attributi ma a Uomo Senza Palle non sono stati trovati. I mancanti di motivazione verranno sepolti vivi con un chiodo sulla lingua. Solitamente i mancanti di motivazione oltre a non riuscire a fare nulla per tutta la loro vita sono i peggiori pettegoli dell’Universo e la loro lingua è veloce ed assassina. Sono anche bugiardi cronici e tendono allo stalking e al pedinaggio. Ne ho individuati vari generi nella mia carriera di acchiappa-molli e vi assicuro che sono la stragrande maggioranza. Gli psicopatici senza testosterone stanno aumentando in maniera decisamente allarmante. Quelli lì li metterei direttamente sulla sedia elettrica, vecchio stile, dove con delle scosse prendono direttamente fuoco e bruciano lentamente. Sono la feccia dell’Universo, la Rovina della nostra Umanità. Sono molto simili ai mancanti di volontà e motivazione. Sono grandi osservatori, hanno occhi grandi e penetranti e spesso si trovano affacciati con visi pallidi e smunti alle loro finestre in strane pose e con sinistri sorrisi che guardano per ore e ore e anche se per malaugurio vi passaste sotto riescono a guardare dritti negli occhi senza nessuna vergogna o imbarazzo. Dopo aver osservato e studiato attentamente ogni movimento della vittima iniziano a seguirla. Solitamente non fanno mai nulla poiché mancano di palle, è questo il loro vero problema, sono come tori castrati ma somigliano più ad agnellini impauriti. Il loro peccato è quello di non essere mai riusciti ad essere uomini né con le donne né con altri uomini, completamente privi di ogni forma di sessualità probabilmente dovuta ad una mancanza totale di testosterone. Purtroppo sono in aumento costante e per nostra fortuna non muovono mai veramente un dito almeno che non accada qualcosa di veramente grave o assumano grandi quantitativi di sostanze psicotrope. E generalmente lo fanno. Ma quando esagerano è la fine. Per nostra fortuna non sono in vendita in giro molto facilmente le armi da fuoco altrimenti avremmo le scuole con dentro bambini e ragazzi decimati. Ne ho conosciuto uno che mi dava la caccia poi mi sono reso conto che era il più grande codardo dell’Universo e la mia indifferenza è diventata totale, così l’ho sconfitto. Ma se avesse avuto un fucile con mirino telescopico sarebbe stato capace di compiere una strage. Manchiamo di uomini veri signore, uomini VERI. La maggior parte è diventata una macchietta di un film americano sui serial killer. Manca il testosterone che scorre nelle vene. Le vene che pulsano e riempiono i muscoli e il cervello. Ma devo ammettere che forse dopo gli anni ’80 sono iniziate a mancare anche molte donne. La ragione è semplice: li hanno dovuti sostituire. Quando c’è del lavoro sporco da fare qualcuno lo deve fare. Molte donne si sono mascolinizzate, sono diventate arroganti, nevrotiche e molto aggressive. Vogliono essere gli uomini che mancano, vogliono compensare e questo lo possiamo notare nelle coppie: le donne che bacchettano i loro mariti psicopatici, li governano e li comandano. Le donne al Comando signore. Ma le donne non possono fare il lavoro degli uomini per sempre. Ed è per questo che stiamo vivendo la più grossa crisi del secolo. Sto notando però che mi innamoro delle donne con le palle, mi attraggono come non mai. Basta con le sdolcinatezze, le romanticherie. Io voglio una donna con le palle che sappia bene cosa voglia a letto, forse anche una bisessuale sarebbe l’ideale, ce ne sono tante ormai così come tanti, infiniti omosessuali o finti tali. Ci stiamo moltiplicando all’inverso. Ed è per questo o anche per questo che nascono le crisi internazionali e le guerre. Per rimettere ognuno al proprio posto quando diventiamo troppi sulla Terra e ci mescoliamo come le carte di un mazzo. Dobbiamo rifarci il mazzo, letteralmente.

Adesso devo andare ad acciuffare Uomo Senza Palle. Sta tentando pietosamente un approccio malandato con una donna al Centro Commerciale. Gli uomini senza palle non possono farlo. Gli uomini senza palle finiscono in galera. E’ il mio compito di acchiappa-molli devo acciuffare Uomo Senza Palle. 

Il veleno


La sua allergia è letale. Spaventoso , che modo orrendo di morire. Sa, Le allergie sono un’invenzione moderna, come depressione o la schizofrenia, perché tanto tempo fa si lasciava fare alla natura che estirpava malati e deboli dal pool genico, ci teneva lontano dalle imperfezioni, ci teneva puri. Oggi giorno c’è una medicina per tutto. Ma ad un tratto l’intera popolazione è malata e i malati hanno creato tanta violenza e sofferenza ai propri cari, a coloro che li devono accudire e curare, alla popolazione intera.
Noi siamo il veleno e la pillola è la cura. Quindi, vaccini? Uccideranno il mondo?

Con il vento sulla faccia


Mentre mi muovo nella vita sento l’aria che cambia, tipica di quella brezza durante i lunghi viaggi in macchina quando senti l’odore fresco e diverso all’improvviso in zone assolate con gli occhi al finestrino che strizzi per il vento e la luce forte, il verde lungo i laghi che brillano come il vetro spesso, le righe che si formano ad alta velocità, strisce più spesse e alcune più sottili che scorrono veloci come se si abbassano delle serrande marroni all’improvviso.
Sono le finestre del passato che si stanno chiudendo mentre io sto viaggiando veloce verso un futuro completamente diverso da quello che vivevo e già posso parlare al passato sussurrando parolacce.
Il presente è già diverso per tutti quanti ma solo pochi hanno avuto il coraggio di scorrere in avanti veloce.
Tutti gli anni scorsi in cui pensavamo di essere più liberi e felici in realtà non lo sono mai stati perché eravamo più fermi di adesso sulle nostre poltrone del tempo fatte di cemento e pelle sintetica, bloccati come statue a guardare il futuro che arrivava agli altri sulle tivù.
Chi lo ha deciso ha iniziato a camminare in questi mesi e poi a correre per scappare dalla guerra.
Sì, perché è come una chiamata alle armi.

“Solo i morti vedono la fine della guerra”.

“Vivere bene è la migliore vendetta”.


Correre meglio tra i parcheggi dell’esistenza è ancora meglio. Non puoi rimanere fermo mentre tutto si muove e tutto ti chiama. La natura urla forte quando c’è bisogno proprio di me.

E te. 

La sento adesso. Mi chiama urlando quando ha bisogno di me e se resisto arrivano gli attacchi di panico, ansia, tachicardia. E’ questa l’agitazione che alcuni provano restando chiusi nelle proprie stanze. E’ così che si forma: non rispondendo alla chiamata, non prendendo in considerazione la voce del proprio nome che viene segnalato fuori come nei tempi di guerra. Allora hai paura.
Allora vuol dire che sei un codardo. Vuol dire che non vuoi vivere e il mondo ti punisce con la depressione. Devi muoverti e prendere in braccio il tuo fucile perché ne hai tutte le energie necessarie ma le stai consumando sul pavimento. 

Perché solo i morti vedono la fine della guerra e non è mai finita da quando l’uomo ha messo il primo piede sul suolo terrestre.
La vita è lotta e guerra, la vita è dover usare sempre le gambe per disporre bene i piedi in una giusta direzione dettata dal cervello. 

Adesso vedo montagne imbiancate e colline. Stamattina l’alba era di colore arancione e me la sono presa tutta in faccia. 
I buddisti tibetani dicono che l’arancione sia il vero colore del paradiso. 

L’acchiappa-molli


E’ arrivato il giorno del Giudizio.
Uomo Senza Palle verrà appeso per i capezzoli alla croce dalla moglie Bassettina per non essere stato capace di avere polso, comando e ordine nella sua vita, vissuta da schiavo privo di ogni forza di volontà. Coloro che peccheranno per mancata forza di volontà verranno decapitati al contrario, appesi per gli attributi ma a Uomo Senza Palle non sono stati trovati. I mancanti di motivazione verranno sepolti vivi con un chiodo sulla lingua. Solitamente i mancanti di motivazione oltre a non riuscire a fare nulla per tutta la loro vita sono i peggiori pettegoli dell’Universo e la loro lingua è veloce ed assassina. Sono anche bugiardi cronici e tendono allo stalking e al pedinaggio. Ne ho individuati vari generi nella mia carriera di acchiappa-molli e vi assicuro che sono la stragrande maggioranza. Gli psicopatici senza testosterone stanno aumentando in maniera decisamente allarmante. Quelli lì li metterei direttamente sulla sedia elettrica, vecchio stile, dove con delle scosse prendono direttamente fuoco e bruciano lentamente. Sono la feccia dell’Universo, la Rovina della nostra Umanità. Sono molto simili ai mancanti di volontà e motivazione. Sono grandi osservatori, hanno occhi grandi e penetranti e spesso si trovano affacciati con visi pallidi e smunti alle loro finestre in strane pose e con sinistri sorrisi che guardano per ore e ore e anche se per malaugurio vi passaste sotto riescono a guardare dritti negli occhi senza nessuna vergogna o imbarazzo. Dopo aver osservato e studiato attentamente ogni movimento della vittima iniziano a seguirla. Solitamente non fanno mai nulla poiché mancano di palle, è questo il loro vero problema, sono come tori castrati ma somigliano più ad agnellini impauriti. Il loro peccato è quello di non essere mai riusciti ad essere uomini né con le donne né con altri uomini, completamente privi di ogni forma di sessualità probabilmente dovuta ad una mancanza totale di testosterone. Purtroppo sono in aumento costante e per nostra fortuna non muovono mai veramente un dito almeno che non accada qualcosa di veramente grave o assumano grandi quantitativi di sostanze psicotrope. E generalmente lo fanno. Ma quando esagerano è la fine. Per nostra fortuna non sono in vendita in giro molto facilmente le armi da fuoco altrimenti avremmo le scuole con dentro bambini e ragazzi decimati. Ne ho conosciuto uno che mi dava la caccia poi mi sono reso conto che era il più grande codardo dell’Universo e la mia indifferenza è diventata totale, così l’ho sconfitto. Ma se avesse avuto un fucile con mirino telescopico sarebbe stato capace di compiere una strage. Manchiamo di uomini veri signore, uomini VERI. La maggior parte è diventata una macchietta di un film americano sui serial killer. Manca il testosterone che scorre nelle vene. Le vene che pulsano e riempiono i muscoli e il cervello. Ma devo ammettere che forse dopo gli anni ’80 sono iniziate a mancare anche molte donne. La ragione è semplice: li hanno dovuti sostituire. Quando c’è del lavoro sporco da fare qualcuno lo deve fare. Molte donne si sono mascolinizzate, sono diventate arroganti, nevrotiche e molto aggressive. Vogliono essere gli uomini che mancano, vogliono compensare e questo lo possiamo notare nelle coppie: le donne che bacchettano i loro mariti psicopatici, li governano e li comandano. Le donne al Comando signore. Ma le donne non possono fare il lavoro degli uomini per sempre. Ed è per questo che stiamo vivendo la più grossa crisi del secolo. Sto notando però che mi innamoro delle donne con le palle, mi attraggono come non mai. Basta con le sdolcinatezze, le romanticherie. Io voglio una donna con le palle che sappia bene cosa voglia a letto, forse anche una bisessuale sarebbe l’ideale, ce ne sono tante ormai così come tanti, infiniti omosessuali o finti tali. Ci stiamo moltiplicando all’inverso. Ed è per questo o anche per questo che nascono le crisi internazionali e le guerre. Per rimettere ognuno al proprio posto quando diventiamo troppi sulla Terra e ci mescoliamo come le carte di un mazzo. Dobbiamo rifarci il mazzo, letteralmente.

Adesso devo andare ad acciuffare Uomo Senza Palle. Sta tentando pietosamente un approccio malandato con una donna al Centro Commerciale. Gli uomini senza palle non possono farlo. Gli uomini senza palle finiscono in galera. E’ il mio compito di acchiappa-molli devo acciuffare Uomo Senza Palle. 

Sono stato un bambino felice


Ho sognato la villa, la polvere gialla e bianca, graffiante che mi sbucciava le ginocchia, il verde dell’erba buona sporcare i pantaloni bianchi mentre un rivolo rosso di sangue drappeggiava le calze e le scarpe. Non sento dolore, sono un bambino forte e vado fiero di queste ferite. Sento l’aria che mi abbraccia e il respiro caldo delle urla dei compagni, sento i colpi, la pelle, il sudore che inonda la fronte, il sole che batte e scotta, il pallone che rimbalza forte sul muro. Sento che i miei amici mi sono vicini, li posso toccare. Mi danno gioia e sicurezza, faccio parte di un mondo bello ed unico, la gioia sprizza da tutti i pori e dai miei occhi gioiosi e dal sorriso dove manca ancora un dente che deve sbucare.
I fiori, la polvere nell’aria, l’erba, la rugiada sugli alberi, le bacche rosse che trasudano di vita, gli insetti, le farfalle, le formiche che ci divertiamo insieme a disturbare mentre portano enormi pezzi di pane nelle loro casette nascoste sotto i tunnel.
Da bambino il mio sogno era che da grande avrei trovato il paradiso sulla terra, non poteva essere diversamente pensavo quando da solo ero nella mia cameretta a guardare il sole dalla finestra, gli uccelli che non sapevo ancora come volavano, gli animali di cui non capivo ancora il linguaggio, le rondini così strane, diverse e veloci. La voce di mia madre, le grida di qualche signora, l’amico sotto il balcone che urlava il mio nome per farmi scendere a giocare o scoprire un’altra cosa nuova.
Ma invece qualcosa non funzionò bene. Intorno ai 13, 14 anni i disegni di un trauma del passato e una figura nera sempre presente iniziarono a diventare sempre più consistenti.
Seppure continuavo a a sognare il paradiso che avrei trovato da grande quella ferita diagonale che avevo ricevuto e di cui ne ero ignaro iniziò a sanguinare sempre più forte man mano che gli anni scorrevano in avanti. E’ stata una ferita lacerante che si è portata via il mondo intero e se oggi qualcuno vive quel paradiso che io sognavo è stato per un errore, o perché semplicemente è così che doveva essere. Come direbbe un mio maestro “Non hai potuto, da adulto, rispettare i sogni che avevi da bambino, non hai rispettato il bambino che è in te”.
Ma qual era davvero quel sogno? Desideravo un mondo senza più nessun motivo di dolore per tutti, sognavo un mondo invulnerabile da tutto, la mia mente e le mie emozioni sempre gioiose.
E’ dura scoprire che in realtà per la maggior parte delle persone la vita di oggi è un inferno e che quello che fu proclamato più di duemila anni fa fu solo il grido di un pazzo.

Un mondo senza uomini


Sono nato in una casa senza uomini. Sono nato quindi senza un padre. Lui non è mai stato un uomo io quindi sono sempre stato come Gesù. Ho capito adesso chi era Gesù. Era un orfano, un bambino cresciuto senza un padre che divenuto grande ha scatenato tutta la sua sofferenza sul mondo per questo. Molti sono nati senza un padre e senza un uomo a casa è per questo che la figura del padre per alcuni è diventata Dio per altri la paura dell’uomo nero per il resto della loro vita. Bambini disagiati e bambini che cercano di adattarsi al contrario. Quella figura che camminava per casa e che non rivolgeva mai la parola a suo figlio perché ne era incapace è rimasta l’ombra scura che mi ha marchiato per tutta la vita in una odissea di paura e terrore per il mondo. Non sono riuscito a cercare o a voler cercare il Dio che invece ha voluto Gesù, lui trasformò la mancanza di un uomo che lo guidasse nella sua forza più grande ma anche per questo non fece una bella fine. Noi che nasciamo con uomini che non sanno fare i padri o con padri che non sono uomini trascorriamo la vita con la paura e il desiderio di conquistare il mondo che nessuno ci ha insegnato a percorrere. La sola mano della madre non ci basta per essere accompagnati, abbiamo bisogno della voce del padre che ci guidi altrimenti cerchiamo di imparare da persone che sono lontane e non impariamo mai. Noi orfani, e siamo tanti e tanti non lo sanno, viviamo una vita di paura e stento. Alcuni riescono a diventare uomini da soli dopo un lungo tragitto fatto di spine e dolore perché dobbiamo raccogliere tutto dall’esterno, dobbiamo imparare a nostre spese, dobbiamo fare i conti con la storia che ci è stata contro. Un’intera generazione è nata senza uomini che fossero veri padri, quella forse dopo gli anni ’60 e ’70. In quel tempo gli uomini sapevano essere solo deboli marionette che avevano bisogno e dico bisogno degli altri per poter vivere, di una moglie in particolare, di una donna che facesse ogni cosa all’interno della casa. Così sono cresciuti milioni di uomini che oltre a non saper far nulla non sono mai stati uomini ma esseri incapaci di vivere e questo lo hanno trasmesso a tutti i loro figli. Ci sono periodi nella storia in cui gli uomini diventano deboli e incapaci di insegnare ai figli così come era successo duemila anni fa così negli ultimi cinquant’anni. I tempi duri creano uomini deboli, gli uomini deboli creno tempi duri e i tempi duri devono ricreare degli uomini forti. E’ quello che succede in ogni crisi che abbiamo trascorso, ma quella di oggi è diversa perché è una di quelle crisi storiche che cambieranno il mondo per sempre e i figli e i padri dei figli dimenticheranno ogni cosa e il futuro sarà di nuovo degli uomini forti e delle donne protette. Ma ogni ciclo ha una sua fine. Dopo ogni parto doloroso c’è sempre un figlio felice.