Sto cercando un modo per interrompere i sentieri del passato che vogliono ricollegarsi ai boschi del mio presente. Probabilmente dovrei far perdere le tracce lasciate sulle strade, usare molte deviazioni, forse finanche scorciatoie e potrei provare ad arrampicarmi su vette già dimenticate. Il problema di lasciarsi le città del passato alle spalle è andarsene muovendosi nello spazio più che nel tempo. Muovendosi appunto. Se resto fermo nello stesso punto la mappa delle strade che viene a me dal ricordo è facilmente riconducibile. Potrei provare a camuffarmi, alcuni dicono che adottare una nuova maschera, nuovi vestiti e comportamenti aiuta nel percorso del viaggio. Dovrò trovare numerosi negozi nella mia via, magari anche eccentrici. Eppure in qualunque posto mi diriga c’è sempre quella luna piena che mi irrita la notte e quel sole che brucia nei miei occhi. Finché potrò muovermi dalle memorie che stano spiando ogni mio movimento e a confonderle sarò salvo. Ma ho l’idea che non potrà durare all’infinito. Prima o poi ogni sentiero si ricongiunge e in quel punto segnato da una X credo che ci sia l’ultimo atto di volontà.

L’apparenza conta


L’apparenza conta e se scompari sconta

la sconfitta all’ultimo piano in soffitta

con questa nebbia così alta e fitta

che colpisce al cuore una spada trafitta

alle ghiandole surreali e a quelle illusorie

un trapianto tra una lacrima e un’altra

una sostituzione di sogni e cassetti

traslochiamo l’intera mobilia invecchiata

come le tue rughe e le finestre dei tuoi occhi

scomparsi dietro i capelli che scorrono

sul tuo viso come una cascata impenetrabile.

Tra nebbia e nibbi reali in altri cieli sereni

tu scompari ed io appaio altrove

tu sei diventata dispari e di spari sparisci

io pari, col dado tratto che segna cuore,

ora siamo minuti, ogni secondo eterne ore.

 

 

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Ho il gioco in mano


Io ho il fuoco sul palmo della mano sinistra,

la spada impugnata nella mano addestrata a destra,

nel complesso ti ho in pugno, sei un dado che ha perso la faccia.

Ti butto sul tavolo ed esce lo zero, è il numero che vali.

Non vali niente.

Sei l’apparenza degli occhi che scompare appena mi volto

e svolto la vita.

Perché di bar e caffè ce ne sono a milioni sul pianeta,

tu non eri capace neanche di essere dolce come la panna.

Amara. Salata. Come una lacrima sul collo di una lumaca.

In un giorno di rugiada antica.

Antipatica ma quale mai empatica.

Ti autodefinisci allora non sei nulla.

Ho il fuoco in bocca tra le labbra e la spada tra le mani,

Io sono colui che gioca, tu hai solo e sempre perso

perché non sarai mai capace di cambiare verso.

Devo scriverlo sulla lavagna di Bart Simpson


Ho trovato e mi sono ricordato che l’amore, diciamolo tra molte virgolette, è pura illusione.

A volte me ne dimentico eppure anch’io conosco l’ORRORE di aver scoperto l’ignoto.

Non è l’amore che conta ma vivere la vita “con amore”.

E altresì qualunque persona tu abbia a fianco in quel momento, per puro egoismo, divertimento, compassione, dolore o qualunque altra cosa.

La verità che spesso mi dimentico è che “l’amore”, in senso molto italiano, non esiste ed è bellissimo così.

Perché è falso, ingannevole, ti porta al romanticismo, il romanticismo è pericolosissimo perché ti porta anche fino al suicidio. Vedi i grandi romanzi.

Mi stavo dimenticando che l’affetto non è forse quello che ci manca ma quello che dobbiamo soprattutto dare noi a noi stessi e quindi di conseguenza agli altri.

Uno scambio di “valori”.

Mi stavo dimenticando che una donna o un uomo dopo che ci si è lasciati ti può scordare in cinque minuti netti andando a letto con qualcun altro pur continuando a pensarti per tutto il resto della vita e che mentre era con te l’affetto te ne dava a volontà.

Mi stavo dimenticando che sono un Uomo e le cose si vanno a prendere o… lasciare.

Che si resta soli e che ci si può accoppiare. Che nella vita comunque si soffre… e le persone, molte persone che incontriamo è destino che ci abbandonino.

Ma chi può dirlo fino a che punto ci abbandonano dentro il loro pensiero nel corso della vita. Ma non è certo di questo che ci si deve preoccupare.

Le cose si prendono, si cullano, si lasciano, si passa ad altro.


Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchie dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche dell’amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.

E’ estremamente necessario


Finire.

Ti manca una persona, pensi di aver sbagliato tu, con il silenzio in gola, un bavaglio, ma capisci che è stato solo un abbaglio.
Un grido al cielo e quel fantasma finisce di scomparire, fade away.

Non hai saputo cogliere l’essenziale, l’elemento fondamentale, perché quando due persone si conoscono tutte le sovrastrutture sociali sono il vento inutile che ti mette un lucchetto al centro della fronte da dove diparte l’energia della persona libera.

Tu hai scelto il buco. Di rimanere nel tunnel della prigionia.
Sei restata prigioniera in un mondo che ti soffoca. Stai affogando e inutilmente annaspando cercando aria altrove che non troverai mai.


Negandoti adesso io sono libero, tu in manette appesa ad un filo. Non potrai mai bastarti, è soltanto un’illusione quella di potersi bastare.


Inoltrarsi verso i Bastioni di Orione, lì ci sono stelle che splendono molto di più.