E’ già passata l’una


È già l’una passata.
A quest’ora tu sarai a letto.
Come un fiume d’argento
traversa la notte
la Via Lattea.
Io non ho fretta
e non ti voglio svegliare
con speciali messaggi.
Come si dice,
l’incidente è chiuso.
Il battello dell’amore
s’è infranto contro la vita circostante.
Tu ed io
siamo pari.
Non vale la pena di citare
le offese
i dolori
e i torti reciproci.
Guarda com’è pacifico il mondo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo stellato.
È in ore come questa
che si sorge
e si parla ai secoli,
alla storia,
alla creazione

Vladimir Majakovskij

Epilogo n. 2


Fu trovato disteso nella sua stanza in una chiazza di sangue. La chiazza di sangue era circolare come il ciclo della vita e della morte, come il ripetersi del tempo in eterno, l’eterno ritorno e l’eterno ridivenire.
Il poliziotto della scientifica sentenziò che era stato il destino ad ucciderlo e disse alla stampa di metterlo in prima pagina sui giornali del giorno dopo.

IL DESTINO HA UCCISO UN UOMO.

Sembra crudele ma è esattamente così che succede. Il destino può avere diverse forme. Quella di una lettera o quella di una donna quando si tratta di un uomo che scrive ed ama. Una penna aveva trafitto prima i fogli e poi il suo cuore. Una penna d’oca. M. ha la pelle d’oca adesso ed un’espressione triste ed accigliata. Non andò mai al suo funerale perché lei aveva paura del destino e del fato in cui non aveva mai creduto.

Ma se sono morto come faccio a scrivere? Sono divenuto il fantasma di me stesso? Non credo che questo sia né l’inferno né il paradiso. Credo che questo sia il limbo di chi ha amato troppo. Nel limbo ci finiscono anche i suicidi e le persone stroncate da una morte violenta. Ricordo che gli esperti del settore scrivevano questo nei loro libri sulla vita dopo la morte. Cosa c’è in fondo al tunnel? Una luce. Dicono tutti che ci sia una luce ma mai nessuno sa o dice da cosa sia prodotta quella luce. Forse è una Stella.

La Stella che nel mio limbo non riuscirò mai a raggiungere. Probabilmente sono un po’ depresso qui nel Limbo. Prima riuscivo ad abbracciare la mia Stella. E’ sempre stato il nomignolo che secondo me più le si addiceva. Così fulgida, con la pelle magnifica, gli occhi che ormai non vi dico, aveva le isole negli occhi. E così che divenne Stella M.

Non so se riuscirò a uscire dal tunnel adesso che ci sono finito, ce la sto mettendo tutta ma ho delle ricadute all’indietro, verso il passato e ogni volta devo fare uno slancio in avanti lungo il doppio pur di riuscire ad acchiappare la Stella. Sì, credo che tutto sommato rinascerò.

Mi sono trasformato in cenere (cenere torneremo) tante volte in vita mia, mi sono frantumato milioni di volte in altrettanti milioni di piccoli pezzi. Prenderò esempio dall’Araba Fenice che avevo sempre desiderato tatuarmi e che non ho mai avuto il coraggio di farlo. Cenere siamo.

Stella ti prometto che tornerò dopo questo lungo viaggio nel Limbo a cenare con te. A cenare attraverso la tua bocca guardandoti di nuovo negli occhi. A lume di candela.

Intervista da parte di una sconosciuta 


1)Quando hai iniziato a scrivere? La tua passione per la scrittura è nata in un momento particolare?

Ho iniziato a scrivere quando ero ragazzino, da quando ho iniziato a sognare altri mondi diversi dal mio. Ho iniziato a scrivere perché mi sentivo lontano dagli altri e anche un po’ diverso ed ho iniziato anche quando mi sono accorto di avere un debole per l’altro sesso, un debole dovuto ad una mia timidezza ancestrale. Ho sempre scritto per qualcun altro in qualche modo e mai veramente per me stesso. E’ sempre stato come un modo per richiamare l’altro, la sua attenzione.

2)Vuoi parlarci dei tuoi libri?

Non ho mai scritto dei veri libri, sono uno scrittore “per caso” anche se in rete ce ne sono un paio pubblicati su siti piuttosto famosi ma non sono veri libri o romanzi, sono raccolte dei miei pensieri, poesie e lettere, intrecci slegati tra loro. Il primo nacque dopo che il fenomeno dei blog su internet venne meno con l’arrivo di Facebook ed è una raccolta di tutti i miei post del blog e ormai parliamo di dieci anni fa. E’ praticamente un diario stampato pieno di giochi di parole, di illusioni e allusioni, poesie, momenti deliranti. Il secondo è nato per l’amore che ho provato per una persona. E’ più lineare. Ci sono all’inizio alcune poesie che probabilmente sono più canzoni che vere poesie e successivamente il libro si trasforma in una raccolta di lettere scritte ad una donna misteriosa. L’ispirazione è stata data da un libro di David Grossman, scrittore israeliano piuttosto famoso. Posso dire che è ancora in fase di evoluzione poiché viene scritto in real-time prima su internet e poi viene aggiornata la pubblicazione vera quando aumentano le pagine. Un libro che cresce come una pianta. Poi c’è anche una raccolta di poesie.

 

3)Ce n’è uno a cui sei particolarmente legato?

Direi che sono legato particolarmente al secondo che ho descritto prima.

 

4)Hai mai attraversato una fase di blocco nella scrittura?

In vita mia ho sempre scritto ma in effetti ci sono stati blocchi in vari periodi così come magari ci sono stati blocchi anche con la lettura. Innanzitutto questi momenti ci sono quando non trovo una persona o un qualcosa, probabilmente anche dei libri che mi stimolino e mi ispirino in maniera particolare e allora preferisco dedicarmi ad altro. Ci sono a volte incontri che si rivelano come epifanie e ti fanno scoprire cose che prima pensavi non esistessero. La vita può sempre sorprendere.

5)In quale momento della giornata preferisci scrivere?

Ho sempre preferito scrivere la mattina e molto raramente la sera. Mi ha sempre dato un po’ fastidio questo fatto poiché la sera, forse per una sorta di stanchezza o pigrizia mentale faccio sempre molta fatica a mettermi a scrivere. Sono “un’oca”.  Ci sono due tipi di personalità nel mondo, chi “funziona” meglio la mattina (le oche) e chi funziona meglio la notte. Io appartengo alla prima categoria, ma è una questione di abitudine.

6)Ci racconti il giorno in cui è stato pubblicato il tuo primo libro e la soddisfazione che hai vissuto?

Mi ricordo che fui molto felice di vedere il mio libro pubblicato su un sito famoso. La prima cosa che feci fu quello di contattare una persona a me molto cara.

7)Prendi una frase di un tuo libro e spiegacela.

“Ma nessuna correzione apporterò al tuo essere perché ho imparato ad amare più i tuoi difetti che i tuoi pregi. Moriamo con errori irrisolti e mai nessuno può correggersi del tutto. Voglio imparare a sbagliare e a inciampare nei tuoi ostacoli. Mi amerai per ciò che non sono le mie correzioni, mi amerai perché anch’io sono fondamentalmente sbagliato, amerai i miei errori come io amo i tuoi. Nessuno può correggerci perché stiamo diventando incorreggibili.”

Si spiega da sola. Conoscendo una persona alla fine ciò d cui ci innamoriamo sono proprio le cose che non sopportiamo di lei. I suoi pregi ormai ci annoiano.

8)Hai un libro non tuo che preferisci?

Probabilmente sono tutti i libri di Chuck Palahniuk (nome di uno scrittore impronunciabile) e in particolare “Soffocare”. Questo da una parte. Ma probabilmente il libro che ho a cuore in assoluto è “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera (e molti suoi altri).

9)Sei un lettore compulsivo? Quanti libri hai letto più o meno?

Una volta ho cercato di contarli, impresa non facile vito che il disordine regna sovrano e i libri ormai li nascondo sotto le mattonelle!  Credo di aver letto intorno ai seicento libri più o meno. E’ un brutto vizio!

10) Per concludere l’intervista dovresti dirci la tua citazione preferita e darci una ricetta che ami particolarmente.

Di citazioni ce ne sono tantissime, forse quella frase che mi ha sempre colpito molto è quella un po’ poetica e criptica di Nietzsche che scrive nel suo Zarathustra “occorre aver un caos dentro sé per poter creare una stella danzante”. E’ quel caos che forse hanno tutti gli artisti.

Epilogo n. 1


Cosa avvenne dopo?

– Ci fu un silenzio assordante.-

Il testimone  afferma di aver conosciuto l’uomo che aveva vissuto un lungo ed intenso sogno in cui  raccontava di aver impersonato colui che scriveva le lettere alla donna.
Un sogno che durò all’incirca un anno a da cui si risvegliò dopo un lungo viaggio nella mente di quella stessa donna. Il giorno in cui l’uomo riaprì gli occhi scoprì che in effetti M. esisteva davvero ma non c’era mai stato nulla tra loro che avesse potuto giustificare tali sentimenti così intensi.

Il silenzio diviene assordante quando scopriamo la vittima che giace in noi stessi, la vittima che noi stessi abbiamo scelto di uccidere.

***

C’era davvero una M. ma non aveva mai amato lui. Egli invece l’aveva amata alla follia fino a perdere i sensi per mesi e mesi in un delirante sonno in cui le scriveva lettere che non spediva mai. Ma poi M. ebbe modo di leggerle tutte.

Dopo alcune settimane dal suo risveglio fu ritrovato cadavere nel suo letto. Il medico disse che fu un infarto a stroncarlo. Tra le sue mani alcuni fogli di carta scarabocchiati, il nome di M., la sua firma, altre parole illeggibili.

Delle rose in vaso su un tavolino lì vicino erano appassite e gocciolavano piccole perle di acqua sul legno rovinato. La casa risplendeva di una strana luce scura e di tonalità rosse simili al pastello. Anche il volto dell’uomo sembrava disegnato così come i suoi vestiti ed il letto. Di certo il suo volto era segnato.

Furono apposti dei sigilli all’entrata della casa, il corpo fu portato via prima in ambulanza e poi seppellito alcuni giorni dopo in una cerimonia dove non vi fu presente nessuno a parte un prete vecchio e indolenzito che versò dell’acqua santa sulla bara del defunto.

Il giorno trascorse rapido. Il cielo si fece scuro ed apparve una luna a forma di falce con due stelle che le si avvicinavano.

L’investigatore privato della scientifica sentenziò: “Questa volta l’assassino è stato l’amore. Non possiamo trovarlo, è inarrestabile, non possiamo fare nulla.”

Il nome di lui non fu mai svelato e nemmeno mai seppe cosa celava quella M.

All’alba del nuovo giorno si alzo un altro sole di un arancione sbiadito.

The End


Sento l’anima lacerarsi. Sento che non è stata colpa mia, io non ho fatto assolutamente nulla ma tu mi hai dato tutte le pene possibili per qualcosa che non ho mai commesso. Mi ha dato la pena peggiore di tutte: quella di non poterti mai più vedere né sentire. Nessuno mai ha subito tanto. Nessuno mai potrebbe soffrire una pena peggiore. Chissà perché accade che proprio quando tu più ti avvicini poi immediatamente dopo c’è una catastrofe non verificata, vana, inventata. Allora mi torna in mente che forse è il tuo modo di difenderti da me perché non mi appartieni e hai le catene legate ad altri luoghi ed altre persone. Ma la tua bellezza ti rende narcisista ed egocentrica. Ogni uomo vorrebbe averti e tu, così come sei, rifiuti ogni uomo che vorrebbe averti ma accetti le loro attenzioni come regali fatti da un mondo plebeo alla sua regina. Ti chiamai regina per lungo tempo e non fu un caso, perché mi accorsi dei tuoi modi nobili, perché mi accorsi che vivevi in un castello fatto di regole ferree e di un trono dove eri inarrivabile mentre io sono rimasto a lavorare nelle stalle, anche se spesso con la testa sulle nuvole, a fianco alla tua. Adesso cosa ne sarà di me? Sono solo con me stesso, tu non ci sei più, sei voluta andare via e lasciarmi lungo la strada a sanguinare, strisciando con le mie sole forze. Devo rialzarmi e riprendermi il cuore che per troppo tempo mi hai tenuto tra le mani strappandomelo dal petto. Mi hai tolto l’anima perché volevo donartela e ti sei presa tutto il resto e poi hai tolto quel poco che restava di me stesso. Adesso o mi rialzo di nuovo, per l’ennesima volta, oppure muoio.

Per un po’ forse continuerò ad urlare il tuo nome a me stesso, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà.

Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male.
— Nietzsche,  Al di là del bene e del male

I feel the torn soul. I feel that it was not my fault, I did not do anything, but you have given me all the possible penalties for something I did not commit. It gave me the worst punishment of all: that I can not ever see or hear. No one has ever suffered so much. No one ever could suffer a worse punishment. Who knows why it happens that just when you get closer you then immediately after there is a catastrophe did not occur, vain, invented. Then I remember that maybe it’s the way you defend yourself to me because you do not belong to me and you have the chains linked to other places and other people. But your beauty makes you narcissistic and self-centered. Every man would like to have you, and you, as you are, waste every man who would like to have you but accept their attentions as gifts made by a plebeian world to his queen. I called you Queen for a long time and it was no coincidence, because I became aware of your noble ways, because I saw that you lived in a castle made of strict rules and a throne where you were unreachable while I was left to work in the stables, although often with his head in the clouds, next to yours. Now what will become of me? I am alone with myself, you are not there anymore, you wanted to go away and leave me along the way to bleed, crawling with my own strength. I have to get up and get my heart that for too long have held in my hands strappandomelo chest. I took the soul because I wanted donartela and you took everything else and then you have taken away what little was left of myself. Now or I get up again, for the umpteenth time, or die.

Settembre


Ci conosciamo come due perfetti sconosciuti, ci incontriamo ma non sappiamo mai nulla dell’altro. Quando ti vedo ci sono solo due immensi  occhi che a volte evitano i miei, chissà se per pudore oppure per falso timore, forse per un timone in mare che dice di virare per paura di andare a sbattere su scogli involuti che brillano riflettendo la luce di stelle notturne al chiarore di una luna piena, della stessa rotondità delle tue pupille immense, di quei cerchi neri che ti si posano sugli occhi come ornamenti regalati da un’antica cultura. Forse è perché non mi vuoi ma mi vorresti o forse non c’è mai stata attrazione ma sono sempre stato solo una grossa distrazione e a volte, quante volte, una distruzione sull’onda di una scia di una testa che sale sulle nuvole. Poi ti sei alzata ed oltre agli occhi ho visto le tue gambe che portavano il resto del tuo corpo a spasso per la stanza ed erano le gambe di chi sa portarsi bene ovunque, gambe mai finite, rifinite e tornite come quelle di un animale delicato che si muove nella selva silenziosa, gambe che sanno poggiarsi, che sanno reggere il peso. Il peso di un uomo che voglia prenderti. Non riesco a trattenermi dal dirti che sono attratto da te, non ti amo più, ma sono dannatamente attratto da te e dal tuo mistero. Ma perché in te vedo il mistero? Forse perché in te io mi specchio e vedo in realtà un pezzo di me che è stato o che poteva essere. Ho sempre avvertito questa sensazione di essere talmente simili e allo stesso tempo opposti (sarà per questo che non mi vuoi? O forse la soluzione è più semplice?), da quando ti ho conosciuta hai scombussolato i miei pensieri che ogni tanto si stringono e si ritraggono o scappano via quando un’idea mi porta lontano da te. Forse è tutto un immenso equivoco, ma perché diavolo, perché diavolo io che mi sento angelo, non riesco a piacerti? Io che ti ho provato a dare l’anima ho ricevuto in cambio solo occhi enormi che ogni tanto mi scrutano, e mi piace farmi scrutare, ma tu sfuggi ancora ad ogni regola che pensavo di conoscere. E’ questo lo sbaglio: non ci devono essere regole in questo Fight Club. Nessuna regola è consentita quando si parla di amore, tutto è consentito tranne delle leggi da seguire. Imparalo a memoria, è con l’istinto e l’intuito che tutto funziona a dovere. Non c’è nessuna divisione tra ragione e cuore è una vecchia leggenda, una diceria, come quando dicevano che c’era una divisione tra corpo ed anima. No, non c’è nessuna divisione tra amore e ragione. Se ti amo o se ti ho amata ho avuto tutte le mie milioni di ragioni.